Descrizione Tappe 8-14

Tappa 8: Le Selve – Monte del Sol (20/05/2017)

Lunghezza: Km 57.2 - Dislivello salita: 1729 m - Dislivello discesa: 1856 m. - Quota massima 711 m.                                  Partenza ore 7.05 - Arrivo ore 14.15 - Ciclabilità 99% - Asfalto 37.7 km. - DT: MC- / DA: BC-

Tappa lunga ma molto scorrevole, con molta percorrenza su strade asfaltate con scarso traffico, solo pochi brevi tratti a spinta, e diversi km su comode carrabili sterrate o facili tratturi; permane il rischio fango delle tappe precedenti, anche se in minor misura, per la presenza di qualche tratto su argilla. E’ la tappa che tocca il punto più basso dell’intera Alta Via, pochi metri sopra il livello del mare !! Dal punto di vista naturalistico costeggiamo la vena dei Gessi Romagnoli, dove purtroppo alcuni sentieri sono preclusi al transito in mtb, e questo spiega l’alta percentuale di asfalto presente. Comunque il percorso rimane molto vario e interessante, radicalmente diverso dalle tappe precedenti, ricco di borghi e paesi dal fascino tardo-medievale, mentre sulle pendici montane importanti coltivazioni di castagno hanno nei secoli modificato l’aspetto di queste vallate, creando boschi molto suggestivi che nascondono maestosi e vetusti esemplari.

 

Si scende attraverso castagneti da frutto curati come giardini a Castel del Rio toccando i pochi ruderi del Castellaccio, la fortezza medievale che ha dato il nome al paese. Nella parte bassa del borgo si attraversa il fiume Santerno sul ponte degli Alidosi (km 4.9), poderoso manufatto quattrocentesco ad arcata unica, perfettamente conservato. Sul lato destro del fiume inizia la salita che porta nei pressi di monte Carnevale, cima poco marcata della dorsale che separa le valli del Santerno e del Senio, dove affrontiamo il primo breve tratto a spinta della giornata. Si prosegue con modesti saliscendi lungo la sterrata in direzione della pianura, sempre mantenendosi nei pressi della cresta fra boschetti e stratificazioni arenacee culminati nell’eccezionale punto panoramico di monte Battaglia (km 14.3 – che si sale da nord aggirandolo sullo  sterrato). La cima è sormontata dai resti di una torre medievale e da qui la Vena del Gesso si rivela in tutta la sua estensione. Ritornati sulla strada sterrata si scende poi fra rimboschimenti fino al Passo del Pruno (km 17.1), dove s’incrocia la strada asfaltata della Lavanda che si segue verso Fontanelice per un breve tratto, voltando poi a destra sulla larga dorsale che delimita la piccola ma suggestiva valle del Rio Sgarba. La discesa è facile e scorrevole fino ad arrivare alle porte di Tossignano che si sviluppa su una rupe gessosa attorno ai ruderi della Rocca e che merita certamente una visita (km 22.0). Tutta questa prima parte ricalca fedelmente l’Alta Via pedonale, mentre da questo punto i due tracciati si disgiungono per evitare alcuni divieti alle biciclette presenti nel parco della Vena dei Gessi. Da Tossignano pedalando sulla via Campiuno a sinistra si può ammirare la maestosa Vena del Gesso, sino a  raggiungere l’azienda di Monticello (km 26.5) dove potremo ammirare maestosi castagni. Al bivio si gira a sinistra su strada bianca, segnata sentiero Cai 709, sino a risalire sul crinale (rischio fango). Giunti presso una casa colonica si tiene la sinistra su sterrato sempre su crinale, poi il sentiero prosegue in ripida salita costringendoci a proseguire a piedi gli ultimi metri raggiungendo Cà Budrio (km 28.8) dove si scavalca le vena del Gesso. Da qui in breve uno stradello sterrato in discesa, sentiero 705, ci condurrà in prossimità della chiesa di Sasso Letroso, dove la vena del Gesso termina. Il percorso prosegue ora su asfalto in discesa sino all’abitato di Borgo Rivola con possibilità di ristoro al bar e fonte (km 32.7). Si tiene la direzione Riolo Terme per poi svoltare in via Orto Guadagnina, si guada il fiume su un ponte di tubi di cemento e si attraversa una zona dedita coltivazioni orticole percorrendo via Morgadina andando a raggiungere il punto più basso dell’intera traversata a quota 79 m slm nei pressi di un incrocio asfaltato (km 38.0). Qui si segue l’indicazione per M. Mauro, strada che s’innalza gradatamente e che offre vasti panorami. Al termine di un breve falsopiano svolteremo a sinistra su uno stradello sterrato (sentiero Cai 513 via Cà di Sasso) dove pedaleremo sulla ciclovia dei Gessi seguendo le frecce direzionali di questo tracciato, con un percorso ondulato e vario su facile stradello che presto diventa una carrabile sterrata, prima tra quinte di calanchi coltivati poi tra rupi di gesso. A Cà di Sasso arrivati al bivio con la strada asfaltata si prosegue in discesa fino bivio sulla sp 78, via Lame. Si prosegue a sinistra per circa un km poi occorre svoltare a destra (km 48.8) per via Castelnuovo, strada asfaltata ma in ripida salita. Al bivio di via Galibane svoltando a destra la salita sarà più lieve sino al bivio di via Rontana (km 52.3). Non essendoci disponibilità per la notte al centro tappa del Carnè (che sarebbe quello deputato per questa tappa), proseguo sulla strada di crinale, mentre tutt’attorno nel cielo si addensavano nubi e tuoni e senza digressioni dal percorso in breve raggiungo l’agriturismo Monte del Sol dove termina la mia giornata (km 57.2).

Meteo: giornata nuvolosa con deboli temporali da nord-est che non hanno interferito con lo svolgimento della tappa.

Pernottamento: Agriturismo Monte del Sol: mezza pensione 67€ (per fortuna appena aperto per la stagione, altrimenti si prospettava il bivacco in un fienile abbandonato, non essendoci altro facilmente raggiungibile in zona)

 

Tappa 9: Monte del Sol – Rifugio Casa Ponte (21/05/2017)

Lunghezza: Km 50.5 - Dislivello salita: 1972 m - Dislivello discesa: 1810 m. - Quota massima 940 m.                                  Partenza ore 8.00 - Arrivo ore 17.00 - Ciclabilità 95% - Asfalto 16.5 km. - DT: BC+ / DA: BC+

Tappa molto bella, varia e divertente, impegnativa per il considerevole dislivello e non banale anche dal punto di vista tecnico. Dopo l’ampia digressione verso nord che ci ha avvicinato alla pianura, l’Alta Via torna a dirigersi verso sud, sugli alti crinali sullo spartiacque appenninico abbandonando definitivamente le “basse quote” che ritroveremo solamente nell’ultima tappa. Torneremo a pedalare al fresco dei boschi, entrando nel parco delle Foreste Casentinesi e dal crinale lasceremo per un po’ la terra di Romagna per “girovagare” a lungo in Toscana, toccando posti carichi di misticismo e religiosità come l’Eremo di Gamogna e il borgo di Trebbana. Infine rientreremo ancora in territorio Romagnolo solo a fine tappa con l’impegnativa discesa al Rifugio Lago di Ponte.

 

Si comincia pedalando sul crinale asfaltato direzione sud-ovest percorrendo a lungo la dorsale orografica destra del torrente Sintria con un percorso vario che alterna stradelli sterrati facili, un bel single track (sentiero 505/Avp) con tratti un po’ esposti e un breve tratto non ciclabile (qualche BC +) e larghe carrabili ghiaiate. Poco dopo il bivio per il Rifugio Malanca trovo una breve variante sterrata rispetto alla traccia originale (bel sentiero BC) a cui segue altra breve variante sempre sterrata dopo la chiesetta in località Croce Daniele (km 13.1).  Giunti alla Chiesuola si riprende il sentiero 505 che prosegue innalzandosi progressivamente verso le sorgenti del torrente Sintria e verso il crinale spartiacque tra Romagna e Toscana. Il percorso ora corre prevalentemente su un tratturo a tratti ghiaiato e in terra (rischio fango) sino a giungere alla bella casa delle Sorbe (km 20,5), da dove si prosegue su stradella ghiaiata sino ad un crocicchio di molti sentieri in località Mondera (km 22,5). Qui seguiamo sempre il 505, ora su una bella dorsale ampia e panoramica con alcuni saliscendi iniziando poi la discesa nella vallata del fiume Lamone (Attenzione: passaggi OC+). Superata Ca del Vento, subito prima di un salto su roccia, lasciamo il sentiero che stiamo percorrendo prendendo a destra il sentiero 519, attenzione alla segnaletica e alla traccia gps perché il bivio è davvero poco visibile. Con un bel sentiero abbastanza ripido MC+ si scende a Marradi (km 27,8) il paese principale della valle, dove si possono trovare tutti i servizi. Dopo la sosta di rito comincia la risalita sulla sp 74 seguendo le indicazioni per San Benedetto nella valle del Rio del Salto, una comoda e gradevole salita asfaltata sino al Passo dell'Eremo (km 38,5), dove scendiamo per 500 m e prendiamo il sentiero 521 indicazioni Eremo di Gamogna. Con un breve passaggio a piedi si scollina poi si perde quota su bel sentiero BC- soprattutto nella prima parte, poi diventa più facile e termina negli ampi prati dove sorge il bellissimo Eremo di Gamogna (km 41,9), che merita senz'altro una sosta e una visita. Passato l'eremo si prende il sentiero 521a, una discesa con sassi smossi (BC-) nella valle dell'Acerreta che poi diventa strada sterrata e ci porta a Ponte della Valle. Le fatiche odierne non sono ancora finite, un'ennesima risalita ora sul sentiero 549, una larga carrabile pedalabile ma con strappi molto duri che porta a Trebbana (km 47) dove senz'altro occorre riposare un attimo, anche per godere della pace del bel borgo, che non è raggiunto da alcuna strada asfaltata ed è abitato da un solitario artista del legno. Si prosegue brevemente per facili prati sino all'incrocio col sentiero 549a, dove si affronta una via crucis di nome e di fatto, sino alla cima di Monte del Cero. Se prima qualcuno era riuscito a non spingere la bici ora non ce n'è per nessuno, ma la bellezza del luogo che si va a scalare ripaga di ogni fatica. Raggiunta finalmente e faticosamente la dorsale, si riprende a pedalare, in un magnifico crinale ampio e panoramico, che domina folti boschi. Siamo ormai alla fine della tappa, più in basso di circa 150 m di quota, ecco la meta della giornata, che può essere raggiunta o con un bel single track impegnativo (BC+) o per chi è stanco anche con una comoda strada carrabile sterrata. Superato il lago, in pochi minuti si arriva al bel rifugio, ai margini del bosco (km 50,5).

Meteo: giornata soleggiata e calda, venti di brezza occidentali.

Pernottamento: Rifugio Casa Ponte: mezza pensione 35€ (bellissimo posto, ben  gestito dai giovani nuovi proprietari)

Tappa 10: Rifugio Casa Ponte – Castagno d'Andrea (22/05/2017)

Lunghezza: Km 41,1 - Dislivello salita: 1506 m - Dislivello discesa: 1469 m. - Quota massima 1044 m.                                  Partenza ore 8.00 - Arrivo ore 15,30 - Ciclabilità 98% - Asfalto 7,8 km. - DT: BC+ / DA: BC

Interessante tappa che entra ed esce più volte dal territorio del parco Nazionale delle Foreste Casentinesi attraversando le sue fitte distese boscose, molto articolata dovendosi districare tra le innumerevoli valli che vanno a formare la complessa orografia di questa parte di territorio romagnolo. Si percorre inizialmente un bellissimo e lungo percorso facile in quota, poi con bella pista forestale si raggiunge una delle emergenze più importanti del comprensorio, la famosa cascata dell'Acquacheta, decantata anche dal sommo Poeta. Molto bella, anche se faticosa la lunga risalita per uscire dalla valle, in ambiente solitario e selvaggio. Si torna a pedalare nuovamente in Toscana, sino a raggiungere il passo del Muraglione, poi ancora a lungo al di la dello spartiacque, che tra queste vallate risulta molto meno netto rispetto a quello delle tappe emiliane. Attenzione all'eventuale fango che si potrebbe trovare su alcuni tratti della discesa finale, poi con variante sul percorso originale si evita la fatica di spingere la bici sull’impervio sentiero 14b rendendo  la tappa un po' mono faticosa e più scorrevole.

 

Dal rifugio si risale la facile sterrata sino al passo da dove si è scesi il giorno precedente, con salita dolce e scorrevole, all'ombra del fitto bosco, poi ancora quasi senza fatica si arriva a un impercettibile passo (km 4,7) dove si lascia la carrabile, seguendo le indicazioni Avp e Cai per San Benedetto, per una pista forestale che porta al Colle del Tramazzo. Si segue poi una bellissima strada forestale in quota molto panoramica e facile, diventa BC solo nella parte finale quando si deve affrontare un lungo scivolo su lastrone inclinato, tecnicamente non difficile, ma occorre prestare molta attenzione al ghiaino presente e non prendere mai troppa velocità (BC+). Si tocca l'asfalto (km 9,5) che siamo già nell'alto impluvio che va a formare l’Acquacheta dove procediamo per 4,5 km in comoda salita sulla provinciale n. 55, che lasceremo deviando a sinistra per una pista forestale chiusa da una sbarra senza alcun segnavia. Questo bellissimo percorso, a tratti ombreggiato, con qualche sali-scendi taglia lungamente in quota l'altro versante di un emissario del fosso dell’Acquacheta per terminare improvvisamente presso un cancello per il bestiame. Qui si prosegue su un tratturo malmesso in discesa, poi sentiero, sino a raggiungere le famose cascate dell'Acquacheta (km 21,1). Dopo la sosta di rito con un iniziale e breve percorso non ciclabile si risale la valle, facendo bene attenzione alla traccia del gps per orientarsi nel dedalo di sentieri e tracce presenti. Considerate che il luogo è molto frequentato, soprattutto da camminatori e vi sono tante tracce; cercate di seguire il sentiero 411 compiendo una serie di guadi, se il livello è basso si può pedalare nell'alveo del torrente, altrimenti il sentiero rimane leggermente a monte più a destra. Usciti dal letto del torrente si segue il sentiero 419, una lunga pedalabile e faticosa larga pista forestale che comincia a salire decisamente, con ripidi strappi e oltrepassiamo nuovamente quota 1000 m toccando il bivio per S. Maria dell'Eremo (km 25,8). Ora si prosegue finalmente in discesa su veloce carrabile ghiaiata poi a uno slargo si prende a sinistra il sentiero 00, ciclabile quasi totalmente, che porta al Passo del Muraglione (km 32,2-servizi). Dal passo, dopo l'eventuale sosta si prende il bel sentiero 6 per San Godenzo, un breve tratto BC poi più facile e scorrevole su pista, a rischio fango però, sino a che diventa una carrabile forestale. Al km 36,5 con una mia variante rispetto all’Alta Via evito la risalita non tutta ciclabile a Castagno d'Andrea per il sentiero 14B, restando sulla strada ghiaiata che costeggiando alcune case e un mulino conduce alla provinciale; da qui  con moderata e breve salita sono a Castagno d'Andrea e al posto tappa (km 41,1).

Meteo: giornata soleggiata e calda, assenza di vento.

Pernottamento: Posto tappa Gea: pernotto 12€ con uso cucina (economico ma basico, la mia seconda volta in loco avendovi pernottato molti anni addietro durante la traversata Gea in mtb)

Tappa 11: Castagno d'Andrea – Badia Prataglia (23/05/2017)

Lunghezza: Km 32,8 - Dislivello salita: 1242 m - Dislivello discesa: 1178 m. - Quota massima 1528 m.                                  Partenza ore 6,20 - Arrivo ore 12,35 - Ciclabilità 99% - Asfalto 9,4 km. - DT: BC- / DA: BC

Le obbligatorie scelte dovute alla logistica dei pernottamenti fanno si che questa tappa risulti abbastanza breve, ma alla fine ciò è stato piuttosto favorevole permettendomi un adeguato riposo, visto che la stanchezza di tutte le precedenti tappe stava cominciando a farsi sentire, anche in vista delle due tappe successiva che prevedevo abbastanza impegnative. L’intera tappa si svolge all’Interno del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi Monte Falterona e Campigna, attraversandolo seguendo una diagonale nord-ovest, e si conclude a Badia Prataglia che è il centro più grande all'interno del Parco, dove è possibile trovare ogni tipo di servizio, al contrario di molte altre piccole località attraversate sino ad ora e merita la sosta. Pertanto la giornata odierna risulta una facile pedalata di sola mezza giornata che comunque percorre ben tre tappe pedonali dell'Alta Via, prevalentemente su strade carrabili ghiaiate e facili piste forestali, attraversando anche la Riserva integrale di Sassofratino, uno dei più bei luoghi del nostro Appennino, impreziosita dalla discesa moderatamente tecnica all'Eremo di Camaldoli, un luogo mistico che merita senz'altro il tempo di una visita.

Dal piccolo paese il nostro percorso si svolge tra alcune delle montagne più alte dell’Appennino tosco-romagnolo, attraversando distese di boschi che anticipano la ricchezza forestale delle prossime tappe. Si esce dalla parte alta del paese seguendo i segnavia Avp (variante della traccia originale) poi ci si immette strada principale percorrendo i numerosi tornanti sino alla Fonte del Borbotto. Purtroppo la fatica delle giornate precedenti oggi si fa sentire si dalle prime pedalate, le gambe sono stanche per il considerevole dislivello già accumulato, comunque bisogna andare avanti.... Dalla fonte (km 6,3) si continua a salire nella faggeta lungo la pista forestale che porta a Piancastelli, siamo sul versante nord del Monte Falterona, sull’altro versante nasce l’Arno. Si continua poi in direzione sud-sud ovest e attraversando ampie aperte praterie si tocca il Rifugio Città di Forlì (km 13,2), poi con breve discesa si raggiunge il passo della Calla (km 14,5). Dal passo con itinerario bello e classico si segue quindi il percorso che percorre la cresta sovrastante la Riserva di Sassofratino, custode delle più belle foreste del Parco. Si prende la comoda pista forestale (brevi tratti a piedi) che corre nei pressi del crinale fra le riserve integrali di Sassofratino e della Pietra, in uno scenario forestale incantato. Il bosco è una distesa compatta e continua, da cui si esce soltanto nell’isola erbosa, e molto panoramica, della cima di Poggio Scali (km 18,8), raggiungibile con una breve deviazione dall'itinerario principale che si consiglia vivamente. Dopo il Passo del Porcareccio si attraversano alcune radure acquitrinose prima di incontrare la più vasta apertura di Prato Bertone; qui si lascia la cresta per scendere su sentiero un po’ ripido e sassoso (BC-) poi  attraverso gli altissimi abeti che accompagnano il cammino fino al muro perimetrale del Sacro Eremo, da dieci secoli straordinaria isola di raccoglimento e preghiera nella selvaggia vastità della foresta (km 24,4). Dall'’Eremo di Camaldoli, dopo la visita direi quasi obbligatoria, per la strada asfalta si sale verso il Passo Fangacci, e in breve si raggiunge l’incantevole radura di Prato alla Penna (è possibile rimanere sulla pista di crinale raggiungendo direttamente Prato alla Penna evitando la discesa all'Eremo, qualora fosse necessario) e da lì il Passo dei Fangacci tagliando attraverso la faggeta (km 28,9). Passato il rifugio Fangacci si scende sulla pista forestale in direzione Badia Prataglia. Una volta giunti al ristorante Il Capanno per il sentiero che corre dietro il ristorante, inizia un divertente MC che scende a Badia Prataglia dove l’antica chiesa abbaziale merita sicuramente una visita, e dove termino questa seppur breve giornata, ma di grande valore storico e naturalistico  (km 32,8).

Meteo: giornata soleggiata e moderatamente calda, formazione di nubi termo convettive nel pomeriggio ma senza fenomeni associati.

Pernottamento: Pensione Giardino: mezza pensione 49€ (senza infamia e senza lode, abbondante la colazione)

Tappa 12: Badia Prataglia – Le Balze (24/05/2017)

Lunghezza: Km 57,4 - Dislivello salita: 1977 m - Dislivello discesa: 1801 m. - Quota massima 1377 m.                                  Partenza ore 7,50 - Arrivo ore 16,50 - Ciclabilità 97% - Asfalto 26,9 km. - DT: BC+ / DA: OC

Ecco ormai quasi sul finale un altro tappone, per fortuna sono in perfetta forma, non c’è più traccia dalla stanchezza del giorno precedente !!. Si attraversano le ultime propaggini dei boschi delle foreste Casentinesi in direzione dell'alto grande gruppo montuoso, che si estende senza soluzione di continuità verso est, il Monte Fumaiolo. Costeggiamo ancora l'alto crinale, dove campeggia il Monte Zuccherodante poi, sempre in territorio toscano, la nostra Alta Via scende dal crinale e corre lungamente su asfalto per raggiungere la Verna, col suo bellissimo Monastero, dove è anche possibile fare tappa. Sempre con un percorso molto vario e interessante, sia ciclisticamente sia dal punto di vista del territorio attraversato, nuovamente ricco di ampi panorami si raggiungono altri luoghi di grande spiritualità e misticismo, oltre che di grande rilevanza naturalistica come la Riserva dell'Alta valle del Tevere, mentre il mio cammino prosegue inesorabilmente verso il suo termine.

Lunga tappa che lascia il crinale per puntare inizialmente a sud in direzione del Monte Penna, che sovrasta Chiusi della Verna e ben visibile fin dall’inizio da Badia Prataglia. Dalle case del paese si segue la strada verso il Passo dei Mandrioli per pochi chilometri, dal valico (km 5,7) si segue a sinistra una mulattiera solo inizialmente sassosa che si dirige a oriente, con percorso ondulato e scorrevole fino a costeggiare il M. Zuccherodante sul versante toscano. Poco dopo s’incrocia il sentiero che scende dal Passo della Serra, valico attraversato da una mulattiera che per secoli fu un’importante via fra la Romagna e l’Italia centrale, questo ombroso tratto (MC) può essere molto bagnato dopo recenti piogge, ma non c'è argilla. Giunti a Serra di Sopra (km 11.7) termina la mulattiera e si prosegue per strada inizialmente bianca in direzione sud verso Biforco (km 15,3) e poi si entra nella valletta del Corsalone, di poco a valle di Rimbocchi. Ora si prosegue per un lungo tratto su strada asfaltata in direzione di Chiusi. Arrivati alla Beccia (km 26,5) si gira a sinistra in direzione del Santuario della Verna, varcato un cancello, s’incrocia l’antico viottolo lastricato che sale molto ripido, quale principale accesso pedonale alla cittadella monastica: lungo questa via San Francesco salì al monte per la prima volta quasi otto secoli fa, accolto da uno stormo di uccelli in festa. Supero il santuario (km 27.5) costeggiando il muro di cinta, ma si ricorda che il complesso può essere attraversato, bici alla mano, per visitarne la chiesa e i bei cortili interni. Raggiunto l’ingresso opposto della struttura, si prosegue in direzione del crinale che si allontana verso est.

Per bella e facile pista forestale, uscendo dal territorio del Parco, si sale al Monte Calvano e da qui per gli ampi e panoramici prati sommitali si cala al passo della Pretella (km 32,6). Si prosegue ora per un lungo tratto su larga pista sterrata quasi in piano (segnavia Avp e Cai n.50) e poco dopo il passo delle Gualanciole, dove la pista comincia a scendere, si tiene la destra per imboccare il sentiero 093 (km 37,2). Qui lasciamo anche l'Alta Via pedonale che sale sul crinale poco ciclabile a favore di quest’ombrosa pista in terra che corre parallela al crinale sino al punto in cui le si avvicina maggiormente, alcuni km dopo, dove si riprende l’Alta Via con un breve tratto a spinta di pochi metri. Ora si prosegue sul single track di cresta, all'interno della Riserva dell'Alta valle del Tevere, con tratti brevi a spinta. Proprio su questo crinale, abbastanza lontano da tutto mi capita l'unico inconveniente tecnico di tutta la traversata. La rottura di una delle due parti della falsa maglia della catena, che restano però in sede solo leggermente divaricate. Questo per un attimo mi mette in crisi in quanto non riesco subito a identificare il motivo per cui la catena in trazione si bloccasse sul cambio, mentre girando all’indietro i pedali, tutto scorreva perfettamente. Ci metto un po' a diagnosticare la cosa, con la paura che potesse essere la ruota libera ad aver ceduto. Quando finalmente mi accorgo della subdola rottura un sospiro di sollievo e montando una nuova falsa maglia riesco a ripartire immediatamente. Raggiunte finalmente le pendici di Poggio Bastione comincia la discesa, prima su sentiero (MC+) poi su asfalto che arriva a Montecoronaro (km 46,2) dove, una volta attraversato il paese sempre per asfalto si attacca la salita al Monte Fumaiolo. Si seguono poi le indicazioni per il Rifugio Biancaneve lasciando poco prima del valico l'asfalto e con ripida rampa cementata si raggiunge il rifugio (km 53,0- punto più alto della tappa). Qui è possibile fare una sosta, se aperto, ed eventualmente pernottare, essendo chiuso, mi accingo a proseguire verso il paese delle Balze. Per prati, seguendo l'Alta Via, una facile pista scende nel bosco, passando a monte delle sorgenti del Tevere, e dopo una breve risalita erbosa comincia la bella discesa su mulattiera (BC+, attenzione se bagnato) a lato del Fosso delle Balze. Una discesa molto bella, sull'antica mulattiera di accesso al Romitorio di S.Alberico (bellissimo luogo visitabile con una breve variante o seguendo la traccia originale della Alta Via che di qui transita), fiancheggiata da pilastrini votivi. Termino appena in tempo la tappa nel paese delle Balze di Verghereto, mentre neri nuvoloni cominciano ad addensarsi sul Fumaiolo e i primi tuoni fanno sentire la loro voce, alla fine di una giornata impegnativa ma di grande soddisfazione (km 57,4).

Meteo: giornata coperta con nubi basse e velata in mattinata, poi aperture con sole e caldo, nel tardo pomeriggio nubi convettive da calore e formazione di temporali.

Pernottamento: B&B da Maurizio: 25€ + cena 15€ (quasi tutto chiuso in paese, grande disponibilità del titolare, anch’esso biker- Ottima la pizzeria “da Michele” in fondo al borgo.)

Tappa 13: Le Balze – Lago di Andreuccio  (25/05/2017)

Lunghezza: Km 54,5 - Dislivello salita: 1560 m - Dislivello discesa: 2150 m. - Quota massima 1414 m.                                  Partenza ore 8,30 - Arrivo ore 17,10 - Ciclabilità 100% - Asfalto 19 km. - DT: BC+ / DA: BC

Penultima tappa, e ancora sarà una giornata impegnativa, con l'attraversamento del parco Simone e Simoncello e la salita al Carpegna. Fino all'ultimo l’ Alta Via non molla mai, ma è bello così. Ora cominciano a diradarsi le folte coperture boschive che ci hanno accompagnato nelle tappe precedenti, fornendoci ombra e fresca protezione. Il territorio comioncia a cambiare, le prime quinte di calanchi fanno la loro comparsa, sempre meno bosco, sempre più ampi spazi. Toccheremo il culmine sulla vetta del Carpegna, dove la giornata, partita in sordina, inaspettatamente, si apre decisamente regalandomi la vista di Rimini e di parecchi km di litorale, chiaramente distinguibile per l'azzurro del mare. Questa è una tappa con grandi orizzonti, nell'Alta valle del Marecchia, dove non mancano piccoli e incantevoli borghi dal sapore antico, ma anche ciclisticamente valida, varia e divertente, mai difficile e soprattutto l'unica di tutta la traversata completamente ciclabile che non ci fa mai scendere dalla bici né in salita né in discesa! L'unica nota negativa è che sul territorio è presente una preponderante componente argillosa e alcuni tratti sono assolutamente da evitare con terreno bagnato, pena il fatto di dover proseguire a piedi, in quanto diventano davvero impraticabili in bici.

Lasciate Le Balze per piste sterrate trattorabili si sale al poggio Tre Vescovi (km 3,9), e poi giù in discesa alla sterrata che sale da Fresciano (terreno argilloso: qui ho seguito una variante rispetto all'originale traccia che risulta un po' meglio percorribile in caso di fango). Ora si può pedalare su ottima strada ghiaiata raggiungendo lo splendido gruppo di case di Montebotolino, che merita una breve sosta (km 9,8). Quindi la sterrata taglia in quota la dorsale della valle e ci porta a Roffelle (km 13,5) alternando asfalto e sterrati. Un km dopo le case si prende a sinistra su un’evidente pista che attraversa un'azienda agricola e con percorso molto bello e panoramico sull'alto Marecchia si taglia in quota tutta la dorsale della valle e si arriva all'asfalto a valle di Gattara (km 20,7- possibile risalita al borgo per una visita e una sosta alla locanda). Si scende velocemente su asfalto sino a Molino di Bascio sul fondovalle poi si risale sempre su asfalto sul versante opposto, sino alla Torre di Bascio, anch'essa meritevole di visita per il panorama e per la prima vista del sasso Simoncello, ancora molto lontano, ma che raggiungeremo strada facendo. Tornati alle case, termina anche l'asfalto superato l'agriturismo omonimo (km 26,3), ora si deve percorrere un corto tratto di pista molto argilloso e ripido (il temporale della nottata l'ha resa impraticabile in sella), per fortuna è breve e termina su una carrabile ben pedalabile in ghiaia. Qui devo sfangare le ruote che coperte di argilla caricano la ghiaia cominciando ad “allargarsi” oltre la luce della forcella e del passaruota posteriore !! Procedendo in seguito su asfalto si supera Miratoio (km 29,1) e da qui comincia la salita ai Sassi, passando per le case di Ca Barboni (km 33,4). Nel caso si trovasse terreno troppo bagnato o pioggia conviene poco prima di Miratoio seguire la strada asfaltata (wp ed indicazioni Cantoniera) evitando tutto l'attraversamento tra i due Sassi. Per mia fortuna nonostante la pioggia della notte il vento di oggi e l'esposizione al sole hanno asciugato abbastanza l'argilla e riesco a percorrere quasi tutto il sentiero in sella, bellissimo sulle creste di calanco, che passa proprio tra le due rupi. Trovo invece molto bagnato il tratto successivo nel sottobosco, ma per fortuna qui argilla non ce n'è più e si può procedere, anche se a fatica. L'uscita prima di Cantoniera è un vero acquitrino, con rivoli d'acqua lungo il sentiero ma che rimane sempre abbastanza pedalabile grazie anche agli innumerevoli pistini a lato della traccia principale che sono più percorribili. A Cantoniera (km 39,0-servizi) comincia la strada tutta su asfalto tranne un breve tratto che porta al Carpegna. Una bella salita costante ma dolce, dove il “Pirata” veniva ad allenarsi, spesso ombreggiata, chiamata dai locali strada del cippo, in quanto quasi al suo termine era stato posto un piccolo cippo a suo ricordo, ora rimosso. Mi mantengo su questa strada, evitando la traccia originale che prevede una perdita di 120 m di dislivello su sterrata e risalita su asfalto sull’altro versante: entrambe sono valide e portano allo stesso posto. Giunti al valico si oltrepassa il cancello (fonte km 44,6) e una breve salita sterrata porta all'ampia cima ovest del Carpegna al km 45,3 (cippo in sasso- quota 1414). Dalla vasta cima si gode una vista eccezionale, delle aree attraversate nelle giornate precedenti e più avanti anche della costa se le condizioni meteo e di visibilità lo permettono. La discesa è entusiasmante, prima una larga pista sui prati ondulati attraversa tutta l'immensa piatta cima, poi per dorsali prative la discesa diventa più decisa ma mai difficile con qualche sezione più pietrosa (tratti MC+). Talmente panoramica da togliere il fiato, nonostante oramai l'abbia fatta innumerevoli volte ogni volta mi lascia sempre emozionato. Poi diventa una pista su pietre di calcare bianco che invita alla discesa veloce, che sfiora il passo del Trabocchetto (impraticabile in bici ma panoramicissimo). Tenendosi sempre sulla pista, si segue il gps ai diversi incroci, poi con un bivio secco a sinistra si affronta un breve tratto BC+ ripido con sassi mossi (evitabile restando sempre sulla sterrata principale). Infine dopo una sola breve risalita di pochi metri su asfalto si conclude la lunga discesa (quasi 800 m di dislivello) al Lago di Andreuccio, dove si trova il posto tappa per la notte (km 54,5.)

Meteo: giornata coperta con nubi basse e nebbia alla partenza, poi ventilata sino a completa apertura pomeridiana

Pernottamento: Albero Ristorante Lago Verde: mezza pensione 63€ (ormai collaudato durante le traversate degli anni passati, mantiene ottimo servizio e qualità).

Tappa 14: Lago di Andreuccio –  Rimini (26/05/2017)

Lunghezza: Km 52,9 - Dislivello salita: 514 m - Dislivello discesa: 1012 m. - Quota massima 684 m.                                  Partenza ore 8,20 - Arrivo ore 13,15 - Ciclabilità 100% - Asfalto 14,5 km. - DT: MC (1xOC+) / DA: MC

 

Sono ormai alla fine di questa lunga e incredibile traversata, oggi l’ultima tappa, quella più facile anche se abbastanza lunga. La si può percorrere tranquillamente in mezza giornata e la pedalata non presenta difficoltà particolari, non ci sono più grandi montagne da scalare e serie di vallate da attraversare. La tappa è molto piacevole, e nella prima parte si mantiene sulla dorsale orografica destra del Marecchia, panoramica sui numerosi risalti rocciosi caratteristici di questo territorio. Passando per piccoli paesi e sfiorando la famosa rupe di San Leo, si percorrono essenzialmente carrabili sterrate e strade asfaltate a scarso traffico ma non mancano brevi single track a impreziosire il percorso. Poi nella seconda parte, una volta raggiunto il fondovalle è una lunga e rilassante pedalata in costante lievissima discesa tutta su pista ciclabile sterrata sul versante sinistro della valle seguendo sempre il corso del fiume sino alla sua foce in Adriatico e la fine di questo bellissimo percorso iniziato due settimane fa nell’Appennino emiliano, a monte della città di Parma .

 

Percorso molto vario e articolato che cerca di districarsi in un territorio oramai fortemente antropizzato, alla ricerca del percorso migliore per arrivare a Rimini, evitando il più asfalto possibile pur restando comunque ciclabile e interessante. Essenzialmente in discesa, questa è l’unica tappa dell’intera alta via che abbassa la media degli “oltre 1000 metri” di dislivello quotidiano. Anche se supera anch’essa i cinquanta chilometri, si percorre tranquillamente in una mattinata e può essere “accorpata" a quella precedente, a patto di pernottare a Gattara, guadagnando così una giornata sull'intera traversata.

Seguendo bene le traccia del navigatore su strade secondarie a tratti anche sterrate, si attraversano le frazioni di Cernitosa, Soanne, Antico e di Maiolo, dove si trova la “casa del pane” (km 9.2). Si cavalca un ampio crinale abbastanza panoramico sull’intera vallata, con vari risalti rocciosi in evidenza. Passato Poggio (km 12.0) termina l’asfalto e si procede brevemente su sterrata ormai in vista di S. Leo che si raggiunge in breve (km 15.6- possibile deviazione per visitare l’antico borgo arroccato sul suo alto poggio). Sotto la rupe si tengono le indicazioni per Rimini e poco dopo inizia il primo tratto di sentiero, in salita verso la rupe di Monte Gregorio. Attenzione che nella parte finale il single track, facile sino a quel momento, termina con un passaggio molto pepato (OC + - consiglio di scendere a piedi !!). Una veloce discesa sulla carrabile sterrata sino a Tausano, incantevole gruppo di case dove il sentiero (segnato Cai 95) attraversa il cortile di alcune case e pertanto si raccomanda il massimo rispetto nell’attraversare questa proprietà privata. Un altro simpatico, seppur breve, single track deposita nuovamente sulla strada asfaltata dove si continua sempre direzione nord. Seguendo ancora il sentiero 095 si prosegue alternando asfalto a cavedagne tra i campi (possibile breve tratto fangoso) e per stradelle a Pietracuta, dove si trova il fondovalle. Occorre guadare il Marecchia e in caso di livello alto del fiume si deve  arrivare sino al ponte stradale per Torriana circa 2 km di asfalto più a valle. Dall’altra riva inizia quindi la lunga pedalata, molto piacevole su una ciclabile, pressoché tutta sterrata, in costante lieve discesa, che si mantiene sempre sull’argine sinistro del fiume. Seguendo sempre la pista ciclabile, segnalata come percorso naturalistico della valle Marecchia si raggiunge comodamente la foce del fiume, tra le spiagge di Rivabella e Rimini. L’alta via è terminata; in pochi minuti, attraversando il porto canale, si può raggiungere la stazione Fs per il rientro (km 52.9 totali).

Meteo: giornata calda e soleggiata, ventilata e senza nubi

Spese: treno Rimini-Bo € 9,85 + 3,5 bici

Finale: spero che questo mio resoconto serva di stimolo a qualcuno ad intraprendere per intero questa magnifica traversata, che con le 14 le tappe da me individuate è risultata lunga 662 km con un dislivello positivo di 22402 metri, e che tutte le indicazioni qui presenti siano utili alla programmazione e realizzazione dell’impresa !!

Buon cammino a tutti

Michele (Ellyll)



    Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie necessari al funzionamento ed utili alle finalità illustrate nella cookie policy. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie, consulta la cookie policy utilizzando il tasto 'Leggi' di questo banner o il link presente nella parte inferiore di ogni pagina. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all’uso dei cookie.