1° Traversata integrale in solitaria dal 13 al 26 Maggio 2017

ALTA VIA DEI PARCHI – 1° Traversata integrale in solitaria dal 13 al 26 Maggio 2017

Premessa: L’idea di tentare integralmente questa bellissima traversata era ormai un progetto che avevo nella mia mente già dall’anno passato, quando a settembre fu compiuta l’inaugurazione del percorso a carico delle diverse sezioni ciclo-Cai della regione Emilia Romagna e della Scuola di Mountain Bike Gemini di Bologna di cui faccio parte.

Già dal 2015 erano cominciate, da parte di tutti i volontari coinvolti in questo bellissimo progetto, le operazioni di tracciatura del percorso. Lo scopo era quello di creare un tracciato dell'Alta Via dei Parchi che potesse essere fruibile dalle mountain bike, seguendo dove praticabile il più fedelmente possibile l’itinerario pedonale pre-esistente, ma con la licenza di poter apportare tutte le varianti necessarie nelle situazioni in cui questo si rilevasse poco adatto alla percorrenza in mtb. Ne è nato un itinerario, uno dei primi e unici in Italia, creato da bikers apposta per la percorrenza in mountain bike, che non fosse l’adattamento di un percorso pedestre già esistente. E questo, secondo me è il grande valore aggiunto di questa magnifica grande traversata, oltre che ovviamente la sua lunghezza, la complessità, la variabilità e il suo interesse storico-naturalistico complessivo.

La storia: Nel settembre 2016 viene percorso quasi per intero, a staffetta, l'intero tracciato da parte dei curatori delle varie tratte accompagnando piccoli gruppi sulle tappe da loro individuate, io nel mio caso, a nome della mia società, la Scuola di Mountain Bike Gemini di Bologna, avevo in carico le ultime tre tappe dell’intera traversata, da La Verna (AR) al Monte Carpegna (RN), dove finisce il percorso pedonale. Qui ho aggiunto una ulteriore giornata, la discesa finale a Rimini, per permettere una fruizione del percorso ecologica ma anche logisticamente più semplice. Infatti, grazie a questa tappa aggiuntiva l’intero percorso è fruibile mediante l’utilizzo del treno, che permette di raggiungere comodamente sia l’inizio sia la fine del percorso oltre che un paio di punti intermedi dell’intera traversata.

Mancava ancora però la certezza che l’ itinerario fosse possibile da “pedalare” per intero, una sorta di prova del nove del lavoro svolto in questi tre anni da tutti noi, e anche questo è stato uno dei motivi che mi hanno spinto a partire per l’intera traversata. La prima data fissata per la partenza era stabilita l’8 Maggio 2017, ma l’ho dovuta rinviare per le previsioni meteo: per l’intera settimana, sino al giorno prima della partenza in tutta l’Emilia erano previste forti precipitazioni e temporali, cosa che infatti si è puntualmente verificata, obbligandomi a fissare la nuova partenza il sabato successivo.

Così ho avuto una settimana di tempo in più prepararmi anche psicologicamente oltre che per finire di mettere a punto la mia bici, nel frattempo le forti piogge in Appennino avrebbero contribuito pulendo i sentieri e sciogliendo anche le ultime nevi che avrei ancora potuto trovare, anche se contavo di non trovare difficoltà dovute alla neve viste le scarsissime precipitazioni invernali.

Due parole riguardo alla logistica e ai bagagli: sconsiglio vivamente di intraprendere il percorso con borse montate sui portapacchi, piuttosto meglio uno zaino sulle spalle, ma l'ideale è il bike-packing. Io sono partito con due sacche, una montata sul manubrio e l’altra nel sottosella con gli indumenti, rispettivamente pesanti circa 2.5 e 3.2 kg. Le avevo già provate in tratte brevi ma si sono rilevate veramente efficaci e valide anche per lunghe traversate come questa, non interferendo minimamente sulla conduzione della bici. Ovviamente il fuorisella estremo è precluso pertanto in discesa occorre valutare bene la ripidità del percorso, in ogni caso tranne qualche tratto OC si riescono a percorrere in sella quasi tutte le discese dell’Alta Via. Infine avevo sulle spalle il mio zaino da 30 litri per gli attrezzi e ricambi bici, occhiali, vettovagliamento per la tappa, pile, carte, luci, insomma quello che serve per una percorrenza di più giorni, per un peso di circa 6/7 kg. Una sola borraccia da 1 lt sulla bici è sufficiente visto che di acqua se ne trova quasi ovunque.

Ho optato di compiere il percorso in semi-autonomia: cioè con i bagagli a seguito ma senza effettuare bivacco notturno in tenda, questo mi ha permesso di viaggiare un po’ più leggero percorrendo tappe più sostenute.

Ricordo per chi volesse portarsi la tenda di informarsi bene sulle normative previste dai singoli parchi attraversati e che in tutta la parte romagnola dell’itinerario e a maggior ragione nelle tappe finali ci potrebbero essere problemi a localizzare un “buon” posto dove sistemarsi per il tipo di territorio attraversato. Pertanto io consiglio di appoggiarsi ai numerosi punti tappa presenti sul percorso o anche ad altre strutture comunque reperibili lungo il tragitto. Si raccomanda inoltre di verificare in fase di programmazione delle tappe l’apertura e la disponibilità dei posti tappa soprattutto se si compie la traversata fuori stagione. (recapiti reperibili sul sito http://ambiente.regione.emilia-romagna.it/parchi-natura2000/fruizione/altavia/tappe). Le tracce per la mountain bike e una breve descrizione, con foto e filmati della inaugurazione del 2016 sono invece reperibili su   https://avpmtb.wordpress.com/

Una nota riguardante la preparazione necessaria a svolgere la traversata: le tappe, così come le ho individuate, sono tutte impegnative, si superano sempre abbondantemente i mille metri di dislivello, eccetto quella finale che è essenzialmente in discesa, però sono molto omogenee per lunghezza, dislivello e difficoltà.

Non mancano momenti tecnici sia in salita sia in discesa, che soprattutto con la bici carica non sono da sottovalutare. In molte sezioni del percorso ci si trova in aree montane, abbastanza distanti da centri abitati o strade asfaltate, anche la linea telefonica non sempre è presente, e tutte queste cose sono da valutare nella programmazione. Sul percorso sono assenti strutture per fare assistenza meccanica alla bici in caso d’inconvenienti, pertanto occorre munirsi di ricambi e attrezzi ed essere preparati a riparare quello che si può “sul campo”. In caso di rotture più gravi si deve obbligatoriamente allontanarsi molto dal percorso per raggiungere i centri di assistenza più vicini.

Riguardo al tempo meteorologico posso dire che indubbiamente ho avuto molta fortuna grazie ad un periodo anticiclonico abbastanza lungo e mai afoso che è durato per tutto il tempo della traversata; gli unici episodi temporaleschi si sono verificati in appennino quando ero nella parte più “bassa” dell’itinerario (Vena del Gesso Romagnola), pertanto non mi hanno coinvolto direttamente, ma solo sfiorato.  Altri temporali notturni hanno reso solo un po’ più difficile la percorrenza del sentiero che attraversa i Sassi Simone e Simoncello nella penultima tappa, per via del fango. Considerate che nelle mattine di maggio in quota nell'Appennino settentrionale ho trovato temperature di 7° e sulla ciclabile verso Rimini l’ultimo giorno ho sfiorato i 30°, da tenere presente nella scelta dell’abbigliamento.

Anche dal punto di vista meccanico non ci sono stati inconvenienti rilevanti: nessuna foratura, anche grazie alle camere d’aria latticizzate; solo la rottura di una delle due parti della falsa maglia della catena, che però rimanendo in sede solo leggermente aperta bloccava lo scorrimento della catena solo in trazione, mentre pedalando all’indietro questa scorreva bene sulle pulegge del cambio. Individuato il problema tutto è poi filato liscio sino al termine.

Rifornimento idrico: non ci sono problemi di trovare acqua in tutte le tappe appenniniche occidentali, invece dalla Vena del Gesso Romagnola a Rimini le fonti trovate sul percorso sono più ridotte, anche se a mio avviso comunque sufficienti. Per una eventuale pianificazione dell'itinerario sono stati mappati praticamente tutti i punti acqua (fonti e sorgenti) rilevati, eventualmente integrabili da bar e strutture presenti sul percorso.

Lo spirito: mi preme evidenziare che il nome Alta Via non è posto a caso, si tratta di un itinerario essenzialmente di montagna, spesso si svolge in territori impervi e solitari. Chi cerca facili pedalate veloci e scorrevoli, chi pedala col cronometro al polso, chi pensa che fare mountain bike non sia anche caricarsi la bici sulle spalle o spingerla su per impervi sentieri, meglio che si rivolga altrove. Qui il tempo che scorre via non trova un corrispettivo con i km percorsi, occorre adattarsi al ritmo che il territorio ci impone per entrare a pieno nello spirito di questa lunga traversata. Bisogna aspettarsi di tutto e niente, essere in grado di valutare e gestire bene le proprie energie perché un'ultima salita dura può sempre essere dietro l'angolo, perché il tempo può sempre cambiare repentinamente e obbligarci ad una ritirata. Ma chi cerca questo tipo di sfide, chi ama la quiete e la solitudine di boschi e crinali, chi mira ad un intenso contatto con l'ambiente circostante, dove per lunghi momenti non si incontra nessuno restando a lungo soli nella natura che ci circonda, qui troverà realizzato ogni suo sogno. Il percorso sarà in grado di regalare grandissime emozioni, tecniche e ciclistiche, paesaggistiche e naturalistiche, storiche e culturali. Tutto ciò a chi sarà capace di affrontare questo immenso territorio con umiltà e rispetto, dell'ambiente, di se stesso e degli altri che si incontreranno lungo il cammino, siano essi bikers o pedoni o la gente del posto. Non importa percorrere tutta la traversata o solo qualche tappa, da soli o in gruppo, solo con lo spirito giusto ognuno ne uscirà arricchito nell'animo e appagato da un'esperienza indimenticabile. 

Il percorso: Lo abbiamo studiato e realizzato apposta per la percorrenza in mountain bike, pertanto si è cercato di evitare quei tratti dell’Alta Via  pedonale dove questa risultava non adatta alla percorrenza in bici. Ciò non toglie che si tratta comunque di un tracciato di alta montagna e in quasi ogni tappa non mancano occasioni di spingere la bici. Non sono mai però tratti molto lunghi e possono essere affrontati a spinta o in portage a seconda delle situazioni (fondo e carico della bici). Non abbiamo invece fatto sconti sulle discese: troverete diverse occasioni di percorsi impegnativi e tecnici, mai impossibili, sempre divertenti, da valutare attentamente in ogni singolo caso e a seconda dell’esperienza personale e delle condizioni del fondo. Nel dubbio ripeto il consiglio di scendere a piedi per evitare un’eventuale caduta con nella migliore delle ipotesi danni alla bici o peggio ancora danni alle persone.                                                                                                                                                        Soprattutto nelle due tappe parmensi alcuni sentieri potrebbero obbligare in qualche occasione a un po’ di portage, quando anche spingere la bici diventa faticoso per la presenza di grosse pietre sui sentieri. Le tappe reggiane diventano via via più scorrevoli in quanto l’Appennino si addolcisce man mano che si procede verso est, ma sono anch’esse impegnative. Le tappe modenesi si svolgono spesso in quota e in caso di maltempo possono diventare proibitive (nebbia, vento, freddo anche in piena estate). Le tappe bolognesi sono dure: ci sono diversi tratti a spinta e il fondo è sempre impegnativo, quasi mai scorrevole; il terreno cambia, comincia a comparire l’argilla e in caso di precipitazioni abbondanti alcuni tratti possono essere difficili da percorrere per presenza di fango e grosse pozze d’acqua. Poi si arriva in Romagna, qui le cose migliorano, i fondi diventano più facili per la presenza sempre maggiore di strade sterrate e forestali, attenzione che però anche qui troviamo lunghe percorrenze su sentiero e tratti dove si trova dell’argilla, soprattutto nel parco dei Sassi Simone e Simoncello dove si pedala su creste di calanco. Nelle note delle singole tappe ho cercato di descrivere al meglio anche le eventuali criticità riguardo alla percorrenza che si potrebbero incontrare e le possibili varianti laddove queste ci sono.

Volevo ripercorrere le tracce individuate nel 2016, effettuando solo i “tagli” di tipo logistico (molti posti tappa sono più bassi del percorso e pertanto non ha senso perdere dislivello se non vi si pernotta) e brevi varianti migliorative dell’itinerario (tolti alcuni tratti non ciclabili e aggiunto qualche sterrato in più). Rispetto alle originali 17 avevo programmato di realizzare l’itinerario in meno tappe, individuate omogenee sia per lunghezza che per dislivello. Ho diviso l’intero tracciato in 14 tappe dai 40 ai 55 km circa con un dislivello positivo contenuto, sempre entro i 2000 m. Sono riuscito a seguire abbastanza fedelmente l’Alta Via e mantenere quanto programmato, e solo in un’occasione, per motivi essenzialmente logistici dei pernottamenti, ho dovuto sforare: la tappa 5 di oltre 2300 m. di dislivello (nella descrizione ho indicato quella che doveva essere la programmazione ideale). La scelta è stata obbligata anche dal fatto che compiendo la traversata in anticipo rispetto alla stagione di apertura dei rifugi montani, molti di questo erano ancora chiusi e alcuni non avrebbero aperto per una sola persona. Pertanto mi sono quasi sempre appoggiato a hotel e pensioni comunque abbastanza presenti sul territorio, non ho mai dovuto fare digressioni dal percorso originale, occorre solo un po’ di programmazione in più in fase di progettazione del percorso. Dove era possibile, ho sempre preferito appoggiarmi ai posti tappa indicati nel sito ufficiale dell’Alta Via. Nella descrizione delle singole tappe è stata indicata la struttura utilizzata per il pernottamento, un breve commento e i costi relativi.  Questo tipo di realizzazione del percorso si presta molto bene a chi intende compiere l’itinerario con un mezzo al seguito per il trasporto bagagli poiché tutti i posti tappa sono raggiungibili facilmente da una strada asfaltata (eccetto il rifugio Mariotti, raggiungibile solo a piedi e quello di Monte Cavallo nel bolognese che richiede un mezzo fuoristrada).

Occorre spendere due parole in merito alla segnaletica:  l'Alta Via pedonale presenta una segnaletica sul territorio assai discontinua e frammentata, talvolta integrata con quella preesistente del Cai e spesso è assente per lunghi tratti del percorso. L'Alta Via per mountain bike, al momento non è ancora stata munita di segnaletica in loco, e credo non lo sarà mai, pertanto per seguire l'itinerario occorre affidarsi ad un gps da escursionismo dove scaricare le tracce reperibili dal sito sopra menzionato, tenendo presente che i due percorsi talvolta possono combaciare ma in molti contesti invece prendono strade ben differenti.

Descrizione Tappe: segue una breve descrizione delle tappe percorse, con le principali caratteristiche, per darne un quadro d’insieme, senza pretendere di riuscire ovviamente a descrivere tutto ! Queste non sono come si suol dire “scolpite nella pietra” e a seconda delle esigenze e delle capacità tecniche e atletiche di ognuno possono essere modificate all’occorrenza. Sono l’adattamento alle mie esigenze di percorrenza, molto condizionate dall’apertura o meno delle strutture per il pernotto, e si discostano dalle tappe individuate nel nostro sito ufficiale, pur seguendo lo stesso itinerario….l’Alta Via si presta a molteplici “interpretazioni” !!

Ho indicato lo sviluppo e il dislivello riportato dal navigatore (un garmin e-trek Vista hcx) alla fine di ogni tappa. Sono stati mappati diversi punti significativi (way point) lungo il percorso (comprese quasi tutte le fonti) e in linea di massima i miei dati sono abbastanza in linea con quelli riportati nel sito ufficiale. Comunque ogni strumento è soggetto a errori sia nella misurazione delle distanze ma soprattutto nei dislivelli che può stare nell’ordine massimo di un dieci per cento rispetto a un altro, ed anche di questo occorre tenere conto.

Per ogni tappa ho indicato la lunghezza, i dislivelli in positivo e in negativo, la quota massima e l’orario di partenza e quello di arrivo. Ho volutamente omesso qualsiasi altra indicazione temporale in quanto sono dati troppo soggettivi, ho preferito inserire la distanza chilometrica di alcuni punti salienti delle tappe in modo che ognuno si possa regolare in base alla propria andatura. L’indicazione “rischio fango” significa che il terreno è argilloso e potrebbe creare problemi di transitabilità in bici nei periodi piovosi, a piedi si passa sempre, ma i tempi si allungano parecchio. La difficoltà tecnica espressa (DT) e quella atletica (DA) riportano la classificazione Cai



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