Alta Via Dei Parchi – 1° Traversata integrale in solitaria dal 13 al 26 Maggio 2017

Premessa: L’idea di tentare integralmente questa bellissima traversata era ormai un progetto che avevo nella mia mente già dall’anno passato, quando a settembre fu compiuta l’inaugurazione del percorso a carico delle diverse sezioni ciclo-CAI della regione Emilia Romagna e della Scuola di Mountain Bike Gemini di Bologna di cui faccio parte.

Già dal 2015 erano cominciate, da parte di tutti i volontari coinvolti in questo bellissimo progetto, le operazioni di tracciatura del percorso. Lo scopo era quello di creare un tracciato dell’Alta Via dei Parchi che potesse essere fruibile dalle mountain bike, seguendo dove praticabile il più fedelmente possibile l’itinerario pedonale pre-esistente, ma con la licenza di poter apportare tutte le varianti necessarie nelle situazioni in cui questo si rilevasse poco adatto alla percorrenza in mtb. Ne è nato un itinerario, uno dei primi e unici in Italia, creato da bikers apposta per la percorrenza in mountain bike, che non fosse l’adattamento di un percorso pedestre già esistente. E questo, secondo me è il grande valore aggiunto di questa magnifica grande traversata, oltre che ovviamente la sua lunghezza, la complessità, la variabilità e il suo interesse storico-naturalistico complessivo.

 

La storia: Nel settembre 2016 viene percorso quasi per intero, a staffetta, l’intero tracciato da parte dei curatori delle varie tratte accompagnando piccoli gruppi sulle tappe da loro individuate, io nel mio caso, a nome della mia società, la Scuola di Mountain Bike Gemini di Bologna, avevo in carico le ultime tre tappe dell’intera traversata, da La Verna (AR) al Monte Carpegna (RN), dove finisce il percorso pedonale. Qui ho aggiunto una ulteriore giornata, la discesa finale a Rimini, per permettere una fruizione del percorso ecologica ma anche logisticamente più semplice. Infatti, grazie a questa tappa aggiuntiva l’intero percorso è fruibile mediante l’utilizzo del treno, che permette di raggiungere comodamente sia l’inizio sia la fine del percorso oltre che un paio di punti intermedi dell’intera traversata.

Mancava ancora però la certezza che l’ itinerario fosse possibile da “pedalare” per intero, una sorta di prova del nove del lavoro svolto in questi tre anni da tutti noi, e anche questo è stato uno dei motivi che mi hanno spinto a partire per l’intera traversata. La prima data fissata per la partenza era stabilita l’8 Maggio 2017, ma l’ho dovuta rinviare per le previsioni meteo: per l’intera settimana, sino al giorno prima della partenza in tutta l’Emilia erano previste forti precipitazioni e temporali, cosa che infatti si è puntualmente verificata, obbligandomi a fissare la nuova partenza il sabato successivo.

Così ho avuto una settimana di tempo in più prepararmi anche psicologicamente oltre che per finire di mettere a punto la mia bici, nel frattempo le forti piogge in Appennino avrebbero contribuito pulendo i sentieri e sciogliendo anche le ultime nevi che avrei ancora potuto trovare, anche se contavo di non trovare difficoltà dovute alla neve viste le scarsissime precipitazioni invernali.

 

Due parole riguardo alla logistica e ai bagagli: sconsiglio vivamente di intraprendere il percorso con borse montate sui portapacchi, piuttosto meglio uno zaino sulle spalle, ma l’ideale è il bike-packing. Io sono partito con due sacche, una montata sul manubrio e l’altra nel sottosella con gli indumenti, rispettivamente pesanti circa 2.5 e 3.2 kg. Le avevo già provate in tratte brevi ma si sono rilevate veramente efficaci e valide anche per lunghe traversate come questa, non interferendo minimamente sulla conduzione della bici. Ovviamente il fuorisella estremo è precluso pertanto in discesa occorre valutare bene la ripidità del percorso, in ogni caso tranne qualche tratto OC si riescono a percorrere in sella quasi tutte le discese dell’Alta Via. Infine avevo sulle spalle il mio zaino da 30 litri per gli attrezzi e ricambi bici, occhiali, vettovagliamento per la tappa, pile, carte, luci, insomma quello che serve per una percorrenza di più giorni, per un peso di circa 6/7 kg. Una sola borraccia da 1 lt sulla bici è sufficiente visto che di acqua se ne trova quasi ovunque.

Ho optato di compiere il percorso in semi-autonomia: cioè con i bagagli a seguito ma senza effettuare bivacco notturno in tenda, questo mi ha permesso di viaggiare un po’ più leggero percorrendo tappe più sostenute.

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Ricordo per chi volesse portarsi la tenda di informarsi bene sulle normative previste dai singoli parchi attraversati e che in tutta la parte romagnola dell’itinerario e a maggior ragione nelle tappe finali ci potrebbero essere problemi a localizzare un “buon” posto dove sistemarsi per il tipo di territorio attraversato. Pertanto io consiglio di appoggiarsi ai numerosi punti tappa presenti sul percorso o anche ad altre strutture comunque reperibili lungo il tragitto. Si raccomanda inoltre di verificare in fase di programmazione delle tappe l’apertura e la disponibilità dei posti tappa soprattutto se si compie la traversata fuori stagione. (recapiti reperibili sul sito http://ambiente.regione.emilia-romagna.it/parchi-natura2000/fruizione/altavia/tappe). Le tracce per la mountain bike e una breve descrizione, con foto e filmati della inaugurazione del 2016 sono invece reperibili su   https://avpmtb.wordpress.com/

 

Una nota riguardante la preparazione necessaria a svolgere la traversata: le tappe, così come le ho individuate, sono tutte impegnative, si superano sempre abbondantemente i mille metri di dislivello, eccetto quella finale che è essenzialmente in discesa, però sono molto omogenee per lunghezza, dislivello e difficoltà.

Non mancano momenti tecnici sia in salita sia in discesa, che soprattutto con la bici carica non sono da sottovalutare. In molte sezioni del percorso ci si trova in aree montane, abbastanza distanti da centri abitati o strade asfaltate, anche la linea telefonica non sempre è presente, e tutte queste cose sono da valutare nella programmazione. Sul percorso sono assenti strutture per fare assistenza meccanica alla bici in caso d’inconvenienti, pertanto occorre munirsi di ricambi e attrezzi ed essere preparati a riparare quello che si può “sul campo”. In caso di rotture più gravi si deve obbligatoriamente allontanarsi molto dal percorso per raggiungere i centri di assistenza più vicini.

 

Riguardo al tempo meteorologico posso dire che indubbiamente ho avuto molta fortuna grazie ad un periodo anticiclonico abbastanza lungo e mai afoso che è durato per tutto il tempo della traversata; gli unici episodi temporaleschi si sono verificati in appennino quando ero nella parte più “bassa” dell’itinerario (Vena del Gesso Romagnola), pertanto non mi hanno coinvolto direttamente, ma solo sfiorato.  Altri temporali notturni hanno reso solo un po’ più difficile la percorrenza del sentiero che attraversa i Sassi Simone e Simoncello nella penultima tappa, per via del fango. Considerate che nelle mattine di maggio in quota nell’Appennino settentrionale ho trovato temperature di 7° e sulla ciclabile verso Rimini l’ultimo giorno ho sfiorato i 30°, da tenere presente nella scelta dell’abbigliamento.

Anche dal punto di vista meccanico non ci sono stati inconvenienti rilevanti: nessuna foratura, anche grazie alle camere d’aria latticizzate; solo la rottura di una delle due parti della falsa maglia della catena, che però rimanendo in sede solo leggermente aperta bloccava lo scorrimento della catena solo in trazione, mentre pedalando all’indietro questa scorreva bene sulle pulegge del cambio. Individuato il problema tutto è poi filato liscio sino al termine.

 

Rifornimento idrico: non ci sono problemi di trovare acqua in tutte le tappe appenniniche occidentali, invece dalla Vena del Gesso Romagnola a Rimini le fonti trovate sul percorso sono più ridotte, anche se a mio avviso comunque sufficienti. Per una eventuale pianificazione dell’itinerario sono stati mappati praticamente tutti i punti acqua (fonti e sorgenti) rilevati, eventualmente integrabili da bar e strutture presenti sul percorso.

Lo spirito: mi preme evidenziare che il nome Alta Via non è posto a caso, si tratta di un itinerario essenzialmente di montagna, spesso si svolge in territori impervi e solitari. Chi cerca facili pedalate veloci e scorrevoli, chi pedala col cronometro al polso, chi pensa che fare mountain bike non sia anche caricarsi la bici sulle spalle o spingerla su per impervi sentieri, meglio che si rivolga altrove. Qui il tempo che scorre via non trova un corrispettivo con i km percorsi, occorre adattarsi al ritmo che il territorio ci impone per entrare a pieno nello spirito di questa lunga traversata. Bisogna aspettarsi di tutto e niente, essere in grado di valutare e gestire bene le proprie energie perché un’ultima salita dura può sempre essere dietro l’angolo, perché il tempo può sempre cambiare repentinamente e obbligarci ad una ritirata. Ma chi cerca questo tipo di sfide, chi ama la quiete e la solitudine di boschi e crinali, chi mira ad un intenso contatto con l’ambiente circostante, dove per lunghi momenti non si incontra nessuno restando a lungo soli nella natura che ci circonda, qui troverà realizzato ogni suo sogno. Il percorso sarà in grado di regalare grandissime emozioni, tecniche e ciclistiche, paesaggistiche e naturalistiche, storiche e culturali. Tutto ciò a chi sarà capace di affrontare questo immenso territorio con umiltà e rispetto, dell’ambiente, di se stesso e degli altri che si incontreranno lungo il cammino, siano essi bikers o pedoni o la gente del posto. Non importa percorrere tutta la traversata o solo qualche tappa, da soli o in gruppo, solo con lo spirito giusto ognuno ne uscirà arricchito nell’animo e appagato da un’esperienza indimenticabile.

Il percorso: Lo abbiamo studiato e realizzato apposta per la percorrenza in mountain bike, pertanto si è cercato di evitare quei tratti dell’Alta Via  pedonale dove questa risultava non adatta alla percorrenza in bici. Ciò non toglie che si tratta comunque di un tracciato di alta montagna e in quasi ogni tappa non mancano occasioni di spingere la bici. Non sono mai però tratti molto lunghi e possono essere affrontati a spinta o in portage a seconda delle situazioni (fondo e carico della bici). Non abbiamo invece fatto sconti sulle discese: troverete diverse occasioni di percorsi impegnativi e tecnici, mai impossibili, sempre divertenti, da valutare attentamente in ogni singolo caso e a seconda dell’esperienza personale e delle condizioni del fondo. Nel dubbio ripeto il consiglio di scendere a piedi per evitare un’eventuale caduta con nella migliore delle ipotesi danni alla bici o peggio ancora danni alle persone.                                                                                                                                                        Soprattutto nelle due tappe parmensi alcuni sentieri potrebbero obbligare in qualche occasione a un po’ di portage, quando anche spingere la bici diventa faticoso per la presenza di grosse pietre sui sentieri. Le tappe reggiane diventano via via più scorrevoli in quanto l’Appennino si addolcisce man mano che si procede verso est, ma sono anch’esse impegnative. Le tappe modenesi si svolgono spesso in quota e in caso di maltempo possono diventare proibitive (nebbia, vento, freddo anche in piena estate). Le tappe bolognesi sono dure: ci sono diversi tratti a spinta e il fondo è sempre impegnativo, quasi mai scorrevole; il terreno cambia, comincia a comparire l’argilla e in caso di precipitazioni abbondanti alcuni tratti possono essere difficili da percorrere per presenza di fango e grosse pozze d’acqua. Poi si arriva in Romagna, qui le cose migliorano, i fondi diventano più facili per la presenza sempre maggiore di strade sterrate e forestali, attenzione che però anche qui troviamo lunghe percorrenze su sentiero e tratti dove si trova dell’argilla, soprattutto nel parco dei Sassi Simone e Simoncello dove si pedala su creste di calanco. Nelle note delle singole tappe ho cercato di descrivere al meglio anche le eventuali criticità riguardo alla percorrenza che si potrebbero incontrare e le possibili varianti laddove queste ci sono.

Volevo ripercorrere le tracce individuate nel 2016, effettuando solo i “tagli” di tipo logistico (molti posti tappa sono più bassi del percorso e pertanto non ha senso perdere dislivello se non vi si pernotta) e brevi varianti migliorative dell’itinerario (tolti alcuni tratti non ciclabili e aggiunto qualche sterrato in più). Rispetto alle originali 17 avevo programmato di realizzare l’itinerario in meno tappe, individuate omogenee sia per lunghezza che per dislivello. Ho diviso l’intero tracciato in 14 tappe dai 40 ai 55 km circa con un dislivello positivo contenuto, sempre entro i 2000 m. Sono riuscito a seguire abbastanza fedelmente l’Alta Via e mantenere quanto programmato, e solo in un’occasione, per motivi essenzialmente logistici dei pernottamenti, ho dovuto sforare: la tappa 5 di oltre 2300 m. di dislivello (nella descrizione ho indicato quella che doveva essere la programmazione ideale). La scelta è stata obbligata anche dal fatto che compiendo la traversata in anticipo rispetto alla stagione di apertura dei rifugi montani, molti di questo erano ancora chiusi e alcuni non avrebbero aperto per una sola persona. Pertanto mi sono quasi sempre appoggiato a hotel e pensioni comunque abbastanza presenti sul territorio, non ho mai dovuto fare digressioni dal percorso originale, occorre solo un po’ di programmazione in più in fase di progettazione del percorso. Dove era possibile, ho sempre preferito appoggiarmi ai posti tappa indicati nel sito ufficiale dell’Alta Via. Nella descrizione delle singole tappe è stata indicata la struttura utilizzata per il pernottamento, un breve commento e i costi relativi.  Questo tipo di realizzazione del percorso si presta molto bene a chi intende compiere l’itinerario con un mezzo al seguito per il trasporto bagagli poiché tutti i posti tappa sono raggiungibili facilmente da una strada asfaltata (eccetto il rifugio Mariotti, raggiungibile solo a piedi e quello di Monte Cavallo nel bolognese che richiede un mezzo fuoristrada).

Occorre spendere due parole in merito alla segnaletica:  l’Alta Via pedonale presenta una segnaletica sul territorio assai discontinua e frammentata, talvolta integrata con quella preesistente del Cai e spesso è assente per lunghi tratti del percorso. L’Alta Via per mountain bike, al momento non è ancora stata munita di segnaletica in loco, e credo non lo sarà mai, pertanto per seguire l’itinerario occorre affidarsi ad un gps da escursionismo dove scaricare le tracce reperibili dal sito sopra menzionato, tenendo presente che i due percorsi talvolta possono combaciare ma in molti contesti invece prendono strade ben differenti.

Descrizione Tappe: segue una breve descrizione delle tappe percorse, con le principali caratteristiche, per darne un quadro d’insieme, senza pretendere di riuscire ovviamente a descrivere tutto ! Queste non sono come si suol dire “scolpite nella pietra” e a seconda delle esigenze e delle capacità tecniche e atletiche di ognuno possono essere modificate all’occorrenza. Sono l’adattamento alle mie esigenze di percorrenza, molto condizionate dall’apertura o meno delle strutture per il pernotto, e si discostano dalle tappe individuate nel nostro sito ufficiale, pur seguendo lo stesso itinerario….l’Alta Via si presta a molteplici “interpretazioni” !!

Ho indicato lo sviluppo e il dislivello riportato dal navigatore (un garmin e-trek Vista hcx) alla fine di ogni tappa. Sono stati mappati diversi punti significativi (way point) lungo il percorso (comprese quasi tutte le fonti) e in linea di massima i miei dati sono abbastanza in linea con quelli riportati nel sito ufficiale. Comunque ogni strumento è soggetto a errori sia nella misurazione delle distanze ma soprattutto nei dislivelli che può stare nell’ordine massimo di un dieci per cento rispetto a un altro, ed anche di questo occorre tenere conto.

Per ogni tappa ho indicato la lunghezza, i dislivelli in positivo e in negativo, la quota massima e l’orario di partenza e quello di arrivo. Ho volutamente omesso qualsiasi altra indicazione temporale in quanto sono dati troppo soggettivi, ho preferito inserire la distanza chilometrica di alcuni punti salienti delle tappe in modo che ognuno si possa regolare in base alla propria andatura. L’indicazione “rischio fango” significa che il terreno è argilloso e potrebbe creare problemi di transitabilità in bici nei periodi piovosi, a piedi si passa sempre, ma i tempi si allungano parecchio. La difficoltà tecnica espressa (DT) e quella atletica (DA) riportano la classificazione Cai

 

Tappa 1: Ghiare di Berceto – Lago Santo Parmense  (13/05/2017)

Lunghezza: Km 27.8 – Dislivello salita: 1508 m – Dislivello discesa: 462 m. – Quota massima 1511 m.                                  Partenza ore 8.50 – Arrivo ore 15.45 – Ciclabilità 85% – Asfalto 12 km. – DT: MC / DA: BC

 

Tappa abbastanza breve e non troppo impegnativa ideale come rodaggio per poter affrontare tutte quelle successive ma che ci fa subito entrare nel vivo del percorso. Salendo rapidamente in quota su asfalto si prosegue poi tra ampi pascoli e praterie aperte e panoramiche quindi sui sentieri duri e sassosi tipici di questa prima parte di Appennino. Diverse saranno le occasioni per spingere la bici, ma anche sentieri ben percorribili, un percorso molto vario, tra praterie e faggete, tratti di strade forestali e un bel sentiero storico realizzato con grandi lastroni di pietra, sino all’accogliente rifugio al bordo del lago circondato da vaste faggete, sotto la cima del monte Marmagna.

Si parte pedalando su asfalto (11 km per 530 metri di dislivello) dalla stazione FS presso la frazione di Ghiare di Berceto, situata nel fondovalle del Taro, fino al capoluogo Berceto, punto di partenza ufficiale del trekking. E’ l’ultimo punto utile dove fare acqua fino al posto tappa del rifugio Mariotti. Da Berceto al Lago Santo Parmense è un percorso completamente alternativo alla tappa pedonale per evitare il crinale della Val Baganza assai discontinuo e l’impervio percorso dell’Alta Val Parma che sarebbe tutto da fare a piedi. Si risale la testata della Val Baganza dapprima su una ghiaiata carrabile ben pedalabile fino al Lago Bozzo (km 17), porta d’ingresso nel Parco Nazionale dell’Appennino Tosco Emiliano, quindi per pascoli e forestali si raggiunge il Passo del Cirone. Qui la vista si apre sull’alta Val Parma e le prime cime importanti dell’Appennino settentrionale: il monte Orsaro e le altre vette della testata della valle. Questo tratto è ben pedalabile, anche se lo trovo completamente allagato dalle recenti pioggie, dopo seguono circa due km col fondo malmesso che obbligano a qualche tratto a piedi poi diventa un bel tratturo nuovamente ciclabile. Al km 20 lo si lascia per un sentiero a destra che anticipa la salita al passo del Cirone. Dal passo si risale dapprima in pineta e poi su pascolo fino al monte Tavola non prima di un breve ma molto ripido tratto non ciclabile, unico  in comune con l’AVP trekking. Superati i pascoli del Tavola (km 24) ci si concede l’unica breve discesa della giornata che dalla Bocchetta del Tavola conduce al sentiero di Maria Luigia (723). Inizia dunque l’ultima fatica del giorno: il sentiero è molto bello, taglia in quota il versante, presenta tratti lastricati con grandi pietre, pedalabile ma impegnativo fino al Ponte Rotto, poi ci sono circa 80 metri di dislivello a spinta ripidi per arrivare al Lago Santo e alla meritata meta del Rifugio Mariotti dove si pernotta. Un bel rifugio di montagna proprio sulle rive del lago, ai piedi del Monte Marmagna, che purtroppo oggi rimane invisibile coperto da una fitta coltre di nubi  (km 27.8).

Meteo: giornata fresca e soleggiata, vento forte dai quadranti orientali e muro di nubi sul crinale.

Spese: treno Bo-Berceto € 11,10 + 3,5 bici

Pernottamento: Rifugio Mariotti mezza pensione socio cai + bevande: 44€ (ottimo e ben gestito rifugio di montagna)

 

Tappa 2: Lago Santo Parmense – Passo del Cerreto (14/05/2017)

Lunghezza: Km 57.8 – Dislivello salita: 1813 m – Dislivello discesa: 2136 m. – Quota massima 1536 m.        Partenza ore 8.50 – Arrivo ore 15.45 – Ciclabilità 95% – Asfalto 5.1 km. – DT: BC / DA: BC

Tappa impegnativa, ci darà un’idea di come saranno le prossime giornate da qui per tutto l’Appennino emiliano. Si comincia con un bel single track in discesa poi si proseguirà ancora alternando carrarecce pedalabili a sentieri, tratti di pista da sci a tratturi sassosi. Ancora il percorso ci obbligherà a diversi momenti a spinta in salita laddove il fondo e soprattutto la ripidità del sentiero saranno troppo impegnativi. Attraverseremo la bellissima zona dei Cento Laghi dell’Appennino parmense sino a portarci in territorio reggiano al posto tappa sito al valico stradale del Cerreto. Altra tappa che si discosta dal percorso pedonale anche qui molto impervio poiché corre sui crinali della catena appenninica. In MTB si sta più bassi, potendo però toccare luoghi alternativi ma molto suggestivi come il Lago Gemio inferiore e il bel borgo montano di Valditacca.

 

Usciti dal Mariotti, dopo aver costeggiato il lago per circa un km su sentiero abbastanza sconnesso si comincia con la discesa più bella del tratto parmense dell’AVP: le Carbonaie (sentiero 723b), uno splendido e fluido single track in faggeta che ci conduce fino alla strada carrabile forestale per i Lagoni (km 2.7). Da qui alcuni km di sterrato molto ben pedalabili ma purtroppo aperti al traffico veicolare conducono al Lago Gemio Inferiore (acqua, servizi). Ora inizia una breve salita su asfalto molto deteriorato fino al passo della Colla (km 9.0) da cui si scende velocemente su strada ghiaiata poi asfaltata a Valditacca (km 15.0). Dal bel borgo in sasso (acqua, servizi) ancora su asfalto proseguiamo oltrepassando il torrente Cedra. Poco dopo il torrente inizia una salita pedalabile ma con un paio di duri strappi su pista forestale verso le vecchie piste da sci di Trefiumi. Qui ci s’innesta sulla strada di servizio asfaltata che sale con un paio di ripidi tornanti fino alla diga del Lago Ballano (km 23.0 – acqua). Ora nel bosco si scende per sentiero a tratti sassoso e sconnesso (BC) per arrivare in breve a Pratospilla (km 24.5) e poi svalicare nella conca dove si trova la località sciistica (acqua, servizi).

Da Pratospilla si sale per un bel sentiero ma con pochi tratti ciclabili verso il Lago Verdarolo (km 26.0) e da qui in breve si raggiunge il Lago Scuro. A fine stagione è senza acqua: è di grande interesse in particolare per la presenza dei tronchi di giganteschi abeti bianchi, autentici relitti dell’ultima glaciazione.
Dalla sponda del lago si piega a sinistra scendendo nel bosco (senza percorso obbligato, seguire bene la traccia gps) attraversando il vecchio canale sino a intercettare la sottostante vicina pista forestale da seguire poi a destra. Al primo bivio svoltare a destra (cartello ippovia), la pista è un po’ sporca e in parte rovinata e senza alcun segnavia. Dopo una ripida discesa che termina in un’ampia forestale, si volta a destra in direzione del Passo del Lagastrello. E’ un tratto molto interessante sia per il magnifico ambiente sia per la tecnicità del percorso che in ultimo diviene sentiero (tratti non ciclabili). L’ultima ripida rampa deposita alle belle praterie sotto al Lago Squincio (km 26.0). Qui tenendo la destra s’imbocca una rilassante pista forestale in leggera discesa si arriva al Passo del Lagastrello (km 31.0). Si costeggia il lago senza percorso obbligato (cambia in base al livello dell’acqua, con il lago pieno si deve aggirare uno sperone roccioso passando nel bosco) risalendo fino al sentiero che lo costeggia sulla sponda destra. In prossimità della diga con pochi metri a piedi si raggiunge una radura con maestà in pietra, dove inizia la lunga risalita (spesso a piedi) per il sentiero verso Monte Acuto e solo dopo il bivio per il rifugio (km 35.7) si torna finalmente a pedalare su un largo tratturo. Giunti alla Sella del Fugacciaro inizia la discesa per forestale sassosa verso Succiso non prima di aver guadato il torrente Liocca (in primavera e durante forti piogge potrebbe risultare difficoltoso- km 39.3). Si risale poi alla pista forestale che arriva a Succiso (km 41.2 -Centro Visita del Parco, bar, negozio, ristorante). Costeggiata l’area verde del paese, si sale su strada asfaltata al Passo della Scalucchia (km 47.5). Dal passo su traccia erbosa si prende a destra la pista forestale che attraversa a mezza costa le pendici del Monte Casarola, incontrando alcuni tratti tecnici prima di Capiola e in seguito tratti in terra battuta con rischio fango nei periodi piovosi. Giunti al Passo dell’Ospedalaccio (cippo napoleonico) in breve un magnifico sentiero (MC) a sinistra conduce direttamente all’Albergo del Passo al Passo del Cerreto (km 57.8).

Meteo: inizialmente giornata fresca e soleggiata, poi presenza di nebbia a tratti proveniente dal crinale reggiano con nebbia persistente all’arrivo al Passo del Cerreto

Pernottamento: Albergo Passo del Cerreto: pernottamento-cena-colazione-panini: 80€ (Attenzione: concordare telefonicamente prima le spese di mezza pensione per evitare sorprese – chiedere la ricevuta !!)

 

Tappa 3: Passo del Cerreto – San Pellegrino in Alpe  (15/05/2017)

Lunghezza: Km 45.5 – Dislivello salita: 1608 m – Dislivello discesa: 1443 m. – Quota massima 1753 m.                                  Partenza ore 7.15 – Arrivo ore 15.50 – Ciclabilità 98% – Asfalto 2.0 km. – DT: MC+ / DA: BC

Ancora una tappa impegnativa ma meno faticosa perché maggiormente scorrevole, che attraversa lungamente il comprensorio dell’Appennino reggiano all’interno del Parco nazionale dell’Appennino Tosco Emiliano. Interamente al cospetto di alcune delle più alte cime dell’Appennino occidentale è a mio parere una delle più belle tappe dell’intera traversata. Si percorrono lunghi tratti di piste forestali, pertanto il percorso risulta abbastanza veloce, divertente ma anche vario in quanto alterna percorsi all’ombra d’importanti boschi di faggio a lunghi tratti di crinale ampi e panoramici. Molti i luoghi d’interesse naturalistico e storico attraversati con una chicca finale: il bellissimo percorso di crinale lungo il sentiero 00 che conduce alla fine di questa memorabile giornata.

Si comincia con l’aggiramento del Monte La Nuda seguendo una rete di piste forestali che lo costeggiano sul lato nord attraversando ambienti di grande interesse naturalistico, come il Lago Pranda e la valle del Riarbero.
Dal Passo del Cerreto si sale in direzione Cerreto Laghi seguendo la carrabile asfaltata poi a sinistra si scende su strada forestale (prima asfaltata poi gravel) a costeggiare il Lago Pranda, proseguendo all’interno di un bel bosco con percorso ondulato e vario fino al guado del rio Riarbero. Superato il torrente, inizia una lunga e impegnativa salita, con alcune rampe molto ripide e continue ma grazie al buon fondo sono pedalabili, sempre all’ombra di una vasta faggeta. Superato il Passo del Lupo (km 10.7) la pendenza si addolcisce e si raggiunge il sentiero di crinale al Passo di Cavorsella (km 12.5) dove si prosegue su pista forestale fino al Passo di Pradarena (km 14.0). Da qui attraverseremo tutta la parte alta della Valle dell’Ozola, all’interno di una magnifica foresta su di una rete di antiche mulattiere, salendo in direzione sud est a contornare le praterie del Monte Asinara fino al Passo della Comunella (km 15.7). Dopo una breve e ripida discesa inizia la parte più spettacolare della tappa. Single tracks nel bosco si alternano a tracce di sentiero nelle praterie e tratti di piste forestali, il percorso è ondulato e vario, con alcuni tratti da fare a spinta. Si segnalano alcuni luoghi di particolare pregio: le Praterie della Lama di Mezzo, il Bosco di Soraggio, la Fontana del Pastore, il Lago del Capriolo (km 22.7). Si arriva infine sulla strada forestale che sale da Ligonchio (km 25.0) che si segue lungamente in salita superando prima il Rifugio Bargetana poi la bella pista corre in lieve salita parallelamente al crinale appenninico sino al passo Lama Lite (km 28.8). Qui con una breve digressione è possibile raggiungere il Rifugio Battisti per un ristoro o eventualmente per fare tappa. Dal passo comincia una lunga discesa, meglio mantenersi sulla pista forestale e non sul sentiero, attraversando tutta la foresta della Valle del Dolo, chiamata Abetina Reale o Bosco Reale in onore degli Estensi cui si deve il suo originario impianto. Si supera il Rifugio Segheria (km 33.3) proseguendo poi in comoda salita fino al Passo delle Forbici (km 36.7-bella cappella votiva e riparo di emergenza) e poi con pendenze un po’ più sostenute, al successivo Passo del Giovarello (km 38.0). Si abbandona ora la strada carrozzabile per seguire il bellissimo sentiero 00 alla nostra destra, salendo pochi metri a spinta sull’ampio spallone. Da qui comincia l’entusiasmante discesa finale che regala tratti panoramici e tecnici (BC). Terminato il single track si arriva con comoda sterrata al Passo delle Radici. Qui si attraversa la strada asfaltata per seguire il bel sentiero che con percorso ondulato e panoramico arriva a San Pellegrino in Alpe al termine di una tappa di grande soddisfazione (km 45.5).

Meteo: giornata fresca e ventilata con variabilità di sole e nuvole

Pernottamento: Albergo Ristorante Pacetto: mezza pensione: 58€ (ottima gestione contraddistinta da tanta cordialità e un buon trattamento)

 

Tappa 4: San Pellegrino in Alpe – Fiumalbo (16/05/2017)

Lunghezza: Km 40.8 – Dislivello salita: 1320 m – Dislivello discesa: 1874 m. – Quota massima 1628 m.                                  Partenza ore 7.40 – Arrivo ore 14.45 – Ciclabilità 98% – Asfalto 9.7 km. – DT: OC /DA: BC

Tappa leggermente meno impegnativa delle precedenti, infatti l’Appennino si addolcisce man mano che ci portiamo verso est e il percorso diventa più adatto per la mountain bike. Entriamo nel comprensorio idrografico dei vari corsi d’acqua che scendendo dal crinale andranno a formare l’ampia vallata del fiume Panaro, nel modenese, lasciando definitivamente le vallate reggiane. Sarà comunque una tappa interessante e ricca di spunti tecnici, ambientali e storici di tutto rispetto, portandoci ai piedi della montagna più alta dell’intera catena appenninica emiliana: il Monte Cimone.

Il paese di S. Pellegrino in Alpe, che con i suoi 1700 m. è l’abitato più alto dell’Appennino Tosco-Emiliano, è diviso a metà tra la Province di Modena e Lucca (qui si narra che l’omonimo Santo stanco del Diavolo gli sferrò uno schiaffo che lo fece volare e oltrepassare, bucandolo, l’attuale Monte Forato delle Alpi Apuane). Dall’abitato, tramite una scalinata che ci obbliga a salire a piedi, si entra nella pista forestale poi si pedala comodamente verso il famoso “Giro del Diavolo” dove ancora oggi, sotto la cappelletta, si può notare il cumulo di sassi portati a mano in penitenza dai fedeli (le dimensioni dei sassi equivalgono al peccato da espiare). Giunti alla Bassa del Saltello (km 6.9) si abbandona il tracciato 00 pedonabile (che ritroveremo soltanto nel tratto finale delle tre tappe modenesi) e attraverso strade forestali sterrate si raggiungono le piste da sci di S. Anna Pelago (km 9.8). Qui inizialmente scendiamo per un sentiero non segnato e sporco (MC+) non sempre ben individuabile che termina su una strada sterrata che conduce alla frazione Borracce, a monte di Ponte S. Anna, che si raggiunge poi con veloce discesa (km 12.6). Dopo un breve tratto sulla SP324, si sale con strappo deciso ma asfaltato fino alla frazione di Vaccherecce da cui, sulla sinistra poco visibile, si diparte una vecchia mulattiera che ci condurrà fino al Santuario di Monticello (km 17.4-tratti MC/BC). Dopo una breve ma doverosa sosta al Santuario (fonte), si sale su pista forestale in costante e lunga salita ma ben pedalabile sotto il Monte Nuda sino a giungere, in zona “Roncoglione”, ad un’impercettibile sella in luogo molto bello e solitario (km 22.1). Inizia ora un bellissimo single track (MC con qualche passaggio BC) su sentiero Cai nr. 535 che ci accompagna fino al bel borgo di Tagliole (km 24.9 – abitato con caratteristiche case celtiche). Si prosegue su strada asfaltata in lieve salita sino all’uscita del paese dove seguo le indicazioni per Rotari, non dovendo pernottare al rifugio Vittoria al lago Santo modenese. Una breve discesa poi si risale sempre su strada asfaltata a scarso traffico accompagnati per tutta la salita dalla stupenda veduta sul circo glaciale del sistema Giovo-Rondinaio. Giunti al Passo della Fiancata (km 31.8) si noterà una cappella votiva sulla sinistra e una strada bianca sulla destra che prenderemo (indicazioni AVP). Questa, in continua ripida salita ma con ottimo fondo, ci condurrà fino all’intersezione con la celebre “Via del Duca” (km 33.6). Proseguiamo a sinistra in discesa (attenzione con la pioggia, perché la strada è a fondo ciottolato e può diventare molto scivolosa) fino ad arrivare alla località Ca’ de Coppi (acqua oltre la strada asfaltata), nella Val di Luce. Qui, poco prima del ponte che immette sulla comunale asfaltata, s’imbocca sulla sinistra un bel sentiero sigle track tecnico (BC+/OC), soprattutto nella parte finale (prestare molta attenzione se bagnato) che scende costeggiando il torrente delle Pozze in un ambiente umido e suggestivo e termina a Dogana sulla famosa S.S. 12 “dell’Abetone e del Brennero” (km 38,3). Scendiamo ora per asfalto fino all’antico abitato di Fiumalbo, dove termina la tappa (km 40,8).

Meteo: giornata soleggiata con qualche nube, forte vento di maestrale in calo in serata

Pernottamento: Albergo Ristorante Appennino: mezza pensione 64€ (disponibilità e cortesia del titolare, buona qualità)

 

Nota: per motivi logistici la tappa l’ho dovuta terminare in questa tranquilla cittadina ma si consiglia, se rimane ancora un po’ di energia per “alleggerire” la giornata successiva, di salire sino alla frazione Doccia di Fiumalbo dove è possibile pernottare all’Agriturismo Alpe di Sara. In questo modo la tappa diventa di 45,3 km con un dislivello in salita di 1737 m, per godere meglio della lunga, intensa ma splendida tappa del giorno dopo.

 

 

 

Tappa 5: Fiumalbo –  Borgo Capanne (17/05/2017)

Lunghezza: Km 55,9 – Dislivello salita: 2365 m – Dislivello discesa: 2673 m. – Quota massima 1873 m.                                  Partenza ore 7.40 – Arrivo ore 18.30 – Ciclabilità 98% – Asfalto 9.7 km. – DT: OC / DA: OC

Tappa interminabile e impegnativa, obbligata dalla logistica dei pernottamenti, ma di grande valore per le caratteristiche del percorso, una lunga cavalcata tra le cime più alte del comprensorio appenninico modenese e bolognese. Scopriremo prima il Monte Cimone e il suo vasto altipiano che valicheremo con lunga ma piacevole salita al passo più alto dell’intera Alta Via. Poi con una grande traversata in costa si aggira la grande montagna, per sentieri e strade forestali, toccando poi il bellissimo passo del Colombino dove comincia l’avvicinamento verso il Corno alle Scale. Sarà un susseguirsi di cambi di pendenza, dentro e fuori dal bosco, incontrando facili guadi e numerosi rifugi forestali, per poi affrontare la lunga pedalata sempre in quota, sul crinale tra Emila e Toscana, toccando il lago Scaffaiolo e aggirando il Monte Gennaio. Infine si perderanno quasi mille metri di quota su un sentiero impegnativo sino a arrivare finalmente nell’alta valle del fiume Reno, dove termina questa lunga tappa.

 

Parto dopo una sostanziosa colazione, purtroppo non presto come avrei voluto per una tappa che sapevo già molto intensa, condizionata dalla chiusura dei rifugi,  pronto per l’ ”attacco” al Monte Cimone. Prima su asfalto e poi su forestale, s’inizia la lunga salita sul versante ovest poi nord del Cimone che porterà, tramite il passaggio dei Balzoni (km 8,7), a entrare nell’anfiteatro naturale e spettacolare di Pian Cavallaro. Raggiunta la strada militare asfaltata si sale brevemente a destra sin dove questa termina a circa 200 mt. più in basso della vetta, purtroppo invasa da installazioni militari (ricordiamo che il Cimone con i suoi 2165 mt. è anche la cima più alta dell’Appennino Settentrionale). Imbocchiamo a sinistra il sentiero n.11, poco visibile, in discesa poi seguendo un raccordo tra le piste da sci con qualche risalita si arriva alla pista rossa n. 4, dove ricominciamo a scendere in direzione “Cimoncino”. Intercettata la pista da fondo (sentiero Cai 445-km 14,3) teniamo la destra. Inizia ora la lunga traversata sotto le “Ruine del Cimone”, un tratto instabile e franoso che regolarmente cambia ogni stagione. Sistemato qualche anno fa il sentiero presenta un solo tratto di portage breve ma un poco esposto in corrispondenza del canalone che scende dall’impluvio tra il Cimoncino e il Monte Piazza. Segue poi un percorso su pista forestale con qualche strappo duro alternato a discese veloci (MC+passaggi BC) fino all’Oratorio di Seralta di Là. Scendendo ancora, s’incontrano nell’ordine il Bivacco di Fanano (ricovero di fortuna sempre aperto) e il rifugio Gran Mogòl (le chiavi sono reperibili c\o Ufficio Turistico di Fanano). Arrivati al bivio per i Taburri (km 20) si segue ancora il sentiero Cai nr. 445 a destra in direzione del Passo del Colombino, mentre a sinistra scendendo brevemente è possibile una breve digressione al rifugio (se aperto), collocato su un ampio pianoro erboso dove potersi rifocillare e riposare (fonte). Il percorso, tranne qualche deciso strappo iniziale, sale sempre ben pedalabile con moderata pendenza attraverso boschi e distese di piante di mirtillo. Alla propria sinistra si incontra poi un altro rifugio con fresca fonte (La Pilaccia – frequenti sono i rifugi in questo tratto dell’Appennino modenese, ma sono quasi tutti chiusi o necessitano di prendere le chiavi nel fondovalle) prima di raggiungere il grandioso balcone panoramico del Passo del Colombino (km 23,8) tra la valle del torrente Fellicarolo e quella dell’Ospitale: di certo uno dei belvedere più straordinari di tutto l’Appennino Tosco-Emiliano ! Per il sentiero Cai nr. 419, pedalabile e senza difficoltà tecniche rilevanti (MC), si comincia a scendere incontrando il rifugio Villa Rosella e dopo aver attraversato il fosso della Mirandola, per dolce declivio si arriva al Capanno Tassoni, noto luogo e punto di ristoro (con possibilità anche di pernottamento) dell’Appennino Modenese (km 27,7). Per facile carrabile sterrata – aperta anche alle auto – si attacca la lunga salita fino al Passo di Croce Arcana (dove sono stati innalzati monumenti ai caduti della II guerra mondiale con residuati bellici locali), un altro eccezionale punto panoramico sul crinale appenninico tra Toscana ed Emilia (km 32,2). Inizia ora una delle tratte più belle dell’intera Alta Via, che se viene però intrapresa con brutto tempo può diventare molto impegnativa per forte vento, scarsa visibiltà e freddo, anche in piena estate !! Con una bella giornata si tratta invece di un percorso magnifico, una lunga pedalata sullo spartiacque tra Emilia e Toscana, con ampi panorami che possono spaziare dalle cime del gruppo dell’Adamello, quelle del Brenta e le Prealpi venete al Monte Capanne all’isola d’Elba, con tutto l’arcipelago toscano e sino alla Corsica in condizioni di visibilità  davvero eccezionali.

Seguiamo quindi il sentiero 00, aggiriamo il Monte Spigolino, poi si prosegue senza affanni (bici a mano soltanto per qualche decina di metri) in direzione del lago Scaffaiolo e dell’adiacente rifugio Duca degli Abruzzi, eventuale punto tappa (km 35.8). Dal lago Scaffaiolo (1794 m) si raggiunge il vicino Passo dei Tre Termini e da li, traversando in quota l’ultimo antico circolo glaciale che s’incontra sull’AVP, si raggiunge il Passo dello Strofinatoio (km 37,7), il tratto su sentiero è quasi tutto pedalabile. Qui s’incontra la prima discesa tecnica (passaggi OC) il primo tratto è consigliabile farlo a piedi raggiungendo poi in sella il Passo del Cancellino (km 39,0). Da quest’ultimo passo si attraversano le pendici settentrionali del Monte Gennaio incontrando la sorgente dell’Uccelliera (ottima fonte), si tralascia il sentiero di crinale 00 costeggiando il Poggio delle Ignude. Questo tratto tutto su sentiero non presenta particolari difficoltà ma è un po’ esposto e in alcuni casi sarà prudente procedere con la bici a mano. Ora l’alta via prosegue in discesa, meno impegnativa, e attraversa l’alta valle del torrente Causso, completamente ricoperta di boschi di faggio, incontrando poi le belle radure del Rombicciaio e di Pian dello Stellaio (km 45,3). Da qui con alcuni brevi tratti a spinta si sale su sentiero alle quasi impercettibili cime di monte Toccacielo e monte Pianacetto poi finalmente in discesa (MC+) fino al passo delle Tre Croci, a pochi minuti dal rifugio Monte Cavallo (km 48,7). Apro a questo punto questa doverosa parentesi: il rifugio sarebbe il punto di sosta ideale di questa tappa, purtroppo la gestrice, già contattata telefonicamente in fase di programmazione del percorso si era dichiarata disponibile ad aprire il rifugio anche per una sola persona. In realtà ricontattata due giorni prima del mio arrivo si è sempre negata costringendomi ad allungare ulteriormente la tappa scendendo a Borgo Capanne, primo posto utile dove trovare da dormire per la notte. Comincio così, abbastanza stanco, la interminabile discesa finale su un sentiero piuttosto sporco e in precario stato di manutenzione, chiaramente poco transitato, spesso devastato dalle acque di scorrimento. Una discesa ripida (BC+) nella Valle del rio Maggiore, interamente ricoperta di boschi, fin dove terminano le rocce arenacee; qui l’ambiente si addolcisce e diventa aperto e il percorso si trasforma in trattorabile (NB questo ultimo tratto dopo forti piogge può dare problemi per la presenza di fango ma sempre pedalabile, in alternativa si può scendere dai pressi del rifugio di Monte Cavallo per più comoda strada sterrata a Granaglione poi su asfalto sino a Borgo Capanne passando per il borgo di Lustrola). Finalmente arrivo alle poche case di Borgo Capanne dove posso definitivamente fare sosta per la notte (km 55,9).

Meteo: giornata soleggiata con qualche nube, fresca, vento moderato dai quadranti occidentali

Pernottamento: Affittacamere il Cardo: B&B + cena: 57€ (comodo perché sul percorso, basica la sistemazione e discreto il ristorante)

Nota: la tappa ideale prevedeva la partenza da Doccia di Fiumalbo e arrivo al rifugio di Monte Cavallo: sono 53,5 km con un dislivello positivo di 1850 m, intensa e non banale, praticamente tutta fuoristrada, che permette di procedere con un poco più di calma e di sfruttare al meglio di tutte le grandi emozioni della giornata !

 

Tappa 6: Borgo Capanne – Roncobilaccio  (18/05/2017)

Lunghezza: Km 43,6 – Dislivello salita: 1716 m – Dislivello discesa: 1863 m. – Quota massima 1101 m.                                  Partenza ore 7.15 – Arrivo ore 16.10 – Ciclabilità 95% – Asfalto 15.6 km. – DT: BC+ / DA: BC+

Dopo la dura giornata precedente, anche oggi non si scherza, tappa non lunghissima ma con un buon dislivello finale e soprattutto attraverso un territorio che non fa mai sconti ! Seguiamo l’Alta Via laddove possibile, ma la ciclabilità ne risente parecchio; tutto il percorso, sia in salita sia in discesa è spesso poco scorrevole, anche se non ci sono mai veri lunghi portage si è costretti a scendere dalla bici in diverse brevi occasioni e anche questo a fine giornata fa la differenza. Si recupera un po’ nell’alta percentuale di asfalto da percorrere, comunque nel complesso si tratta di una tappa interessante, certamente meno superlativa rispetto alle precedenti ma che tocca ambiti naturali e storici molto interessanti, all’interno del vasto Parco dei Laghi di Suviana e Brasimone nel territorio bolognese.

 

Si continua la discesa iniziata il giorno precedente verso Ponte della Venturina (395m), nel dedalo di strade e carrarecce, dove occorre prestare molta attenzione alla segnaletica e al gps poiché bivi sono tanti. Da questo grande paese di fondovalle è possibile interrompere o cominciare l’Alta Via in quanto collegato alle stazioni ferroviarie di Bologna o Pistoia. Il nostro percorso segue ora per pochi km la statale e raggiunge su asfalto la diga del Lago di Pavana, dove ritroviamo i segnavia dell’Alta Via. Dalla diga inizia una forte salita da fare a spinta o portage per almeno quindici minuti (questo tratto può essere evitato senza lasciare la strada asfaltata al bivio con l’Alta Via, per poi riprendere la traccia una volta scollinato in località Campacci). Finalmente il sentiero migliora e si pedala sino alle case del Poggio di Badi (km 5.1) e poi ancora in salita il borgo di Campiserri. Il percorso sale ancora un poco con brevi tratti a spinta fin sul crinale per poi iniziare a scendere attraversando l’asfalto nei pressi di Badi, per poi raggiungere un’altra asfaltata che sovrasta la sponda orografica sinistra del Lago di Suviana. Siamo ora all’interno del Parco Regionale dei Laghi Suviana e Brasimone e tenendo la destra pedalando un poco sull’asfalto in breve scendiamo su sterrata a bordo lago (km 10.7- questa breve variante rispetto alla traccia originale permette di evitare un po’ del “sali e scendi” dalla bici a cui ci obbligherebbe l’Alta Via). Comincia il sentiero che risale il lago, molto bello ma ci costringe a numerosi “su e giù” dalla bici e prosegue poi nella boscosa valle del Limentra di Treppio. Raggiunto finalmente il ponticello in località Ca Badioli verso sinistra comincia una ripidissima salita su stretta stradella asfaltata sino alle case di Stagno (fonte – km 15.1). Qui si riprende la traccia dell’AVP pedonale e su pista sterrata con segnavia Cai 009 (indicazioni Capre Vecchie Alpe di Stagno poi Logomano) si ricomicia a salire duramente. Questa seconda variante all’Alta Via se pur inizialmente ripida e con anche alcuni tratti a spinta rimane l’unica fattibile e conduce a Logomano, o Luogo Umano, dove un interessante tabellone esplicativo del Parco spiega la storia di questo bellissimo e ameno posto sperduto tra i boschi (km 17.8). Ancora una breve pedalata nel bosco poi intercettiamo nuovamente l’Alta Via e comincia una breve discesa tecnica (BC+) molto divertente che ci porterà al passo di Barba Mozza, sulla strada asfaltata proveniente da Baigno (km 20.7). Dopo una breve discesa su asfalto le indicazioni dell’AVP portano a sinistra sul sentiero 11 con un breve ma duro tratto iniziale di portage in forte salita poi in costa su sentiero sporco fino al bivio per il punto sosta del Porancè (traccia gps). Consiglio di evitare tale tratto e di proseguire su asfalto, per poi risalire brevemente per stradella sterrata se si vuole fare visita al bel borgo del Porancè (Centro Parco e servizi ai margini di un bel castagneto), oppure  arrivare fino alla diga del lago dove s’incontra l’altro punto sosta il ristorante/locanda Gabana. Ora la tappa prosegue verso la diga e appena superata a sinistra lasciamo l’asfalto presso la fonte del Tassinaro seguendo il segnavia Cai 01. Altri brevi tratti a spinta poi si scende alla strada asfaltata di servizio alle strutture Enea che presto diventa sterrata e ci porta con facile salita sino al bivio dove comincia il sentiero Cai 015 con indicazioni Spinareccia (km 26.7). Questo tratto in discesa lungo il Fosso di Montecucco è purtroppo spesso invaso da vegetazione e talvolta di difficile percorribilità in sella, ma non è lungo e termina su strada asfaltata presso una fonte. Ora verso destra si raggiunge Spinareccia, poi si prosegue fra castagneti fino alla località Storaia (km 30.5) e alla vicina strada per il valico di Montepiano. Scesi al ponte sul Setta si torna lungamente a salire sempre su asfalto in direzione del monte Tavianella lungo la strada che tocca il vivaio forestale delle Cottete, dove lasciamo l’Alta Via altrimenti impraticabile in bici e sempre in salita cominciamo l’aggiramento del versante ovest del Monte Coroncina dove il percorso diventa sterrato (moderaro rischio fango dopo piogge). Toccato l’incrocio con la strada che sale da Baragazza raggiungiamo Valli, dove dalla parte più bassa dell’abitato un sentiero scende decisamente nel bosco, contornando le ripide pendici settentrionali del monte Tavianella prima di scendere nella stretta e impervia valle dove nasce il Rio Davena (brevi tratti OC) e all’unione di due ruscelli compare il vasto complesso degli edifici del santuario di Bocca di Rio (km 39.9 – è possibile evitare tutto questo tratto proseguendo diritto su asfalto raggiungendo Case di Monte Tavianella e scendere sempre su strada direttamente a Bocca di Rio). Dal santuario, che merita senz’altro una visita, essendo chiusa la locanda continuo la discesa fino al fondovalle del rio Gambellato arrivando a Roncobilaccio dove è previsto il fine tappa (km 43.6).

Nota: attenzione alla presenza di zecche in tutto il comprensorio del parco, particolarmente presenti per l’alta frequentazione da parte di ungulati selvatici.

Meteo: giornata calda e soleggiata

Pernottamento: Affittacamere Lo Zodiaco 50€ + cena in pizzeria: 16.50€ (la sistemazione più economica possibile in paese)

 

Tappa 7: Roncobilaccio –  Le Selve (19/05/2017)

Lunghezza: Km 44,5 – Dislivello salita: 1572 m – Dislivello discesa: 1661 m. – Quota massima 1256 m.                                  Partenza ore 7.00 – Arrivo ore 14.20 – Ciclabilità 95% – Asfalto 13.2 km. – DT: BC+ / DA: BC

Questa giornata si svolge interamente nel territorio bolognese, inizialmente nel comprensorio dell’alta valle del Savena e dei suoi affluenti e funge da trasferimento verso il territorio romagnolo e i suoi grandi parchi. Non si toccano alte cime e tutt’attorno non sono presenti grandi elevazioni come nelle tappe iniziali, ma la tappa è tutta montana. Dopo una prima parte sempre tra i boschi, dove man mano il faggio comincia a essere sostituito da essenze che prediligono le quote minori, nella seconda parte della tappa comincia anche a cambiare in modo evidente il territorio. Le grandi distese boscose cominciano a diradarsi e appaiono i primi spazi aperti su ampi crinali e spalloni privi di vegetazione. Purtroppo la percorrenza di questa tappa sarà molto influenzata dalle precipitazioni: in caso di terreno bagnato si potrà trovare molta argilla a ostacolare il cammino, col terreno asciutto risulta invece più scorrevole della precedente. Non mancano però anche qui emergenze in grado di impreziosire il percorso: soprattutto naturalistiche per alcune bellissime faggete, paesaggistiche per gli ampi panorami presenti, storiche per la presenza d’importanti vie di comunicazione del periodo romano.

 

Dalle case di Roncobilaccio si risale il versante destro della valle del Gambellato su strada prima asfaltata poi sterrata passando sotto l’Autostrada e proseguendo poi con un breve tratto a spinta nel largo versante argilloso fra boschetti e pascoli fino all’abitato di Fratte (km 7.0), dove si tocca la strada fra il Passo della Futa e Pian del Voglio. Ora in salita su sterrato, con un altro breve tratto non ciclabile, si arriva valico delle Passeggere (km 8.8) ampia sella della dorsale percorsa dall’antica strada romana Flaminia che collegava Bonomia a Fiesole Via degli Dei (avendo del tempo, con una breve deviazione consigliamo di andare a vedere i resti del basolato). Su sentiero si scende fra fitti boschi alle sorgenti del Savena per poi risalire il versante opposto sempre nella faggeta, in caso di forti piogge questa zona è molto fangosa ma è purtroppo inevitabile, ancora alcuni tratti a spinta su sentiero poi all’altezza di un serbatoio dell’acqua si gira a sinistra abbandonando la traccia AVP pedonale e si raggiunge la località Ca Sabatini poi Malagigi (km 14.3). Da qui su asfalto a destra si raggiunge Ca del Barba e poi sempre su asfalto si sale al Valico del Poggio Turchino (km 16.1), dove si abbandona la strada e s’imbocca a sinistra il bel sentiero Cai 917 pedalando all’interno di una giovane faggeta che ci porterà, una volta diventato una larga pista, al Valico della Croce dell’Alpe (km 18.1). Dall’ampio slargo sterrato con breve deviazione segnalata si potrà raggiungere la cima e la croce che regala uno splendido panorama su tutta la pianura sottostante, oppure scendere direttamente e velocemente sulla larga strada per alcuni minuti. Attenzione che a un tornante (km 20.5) si lascia la pista seguendo le indicazioni dell’Alta via sul sentiero Cai 917 una traccia che con percorso sinuoso e ondulato, prevalentemente in discesa, ci conduce al passo della Raticosa (km 22.8). La percorrenza di questo tratto è fortemente influenzata dalla eventuale presenza di fango e dal passaggio delle moto da cross: in caso fosse impraticabile proseguire sulla sterrata principale in costante discesa, superando il rifugio del Frantorno, eventuale posto tappa che io salto per esigenze logistiche, e raggiunta la statale SS65 della Futa a destra in direzione del Passo della Raticosa, che si raggiunge con lunga salita asfaltata. Dal passo della Raticosa un veloce tratto di asfalto ci accompagna al sentiero Cai 801 (che ripercorre il probabile tracciato dell’antica Flaminia Minor, strada romana che collegava Claterna, sulla via Emilia a est di Bologna ad Arezzo). Percorriamo ora un bellissimo tratto su uno spoglio crinale (fango dopo piogge) ampio e panoramico sulla larga dorsale fra le valli dell’Idice e del Sillaro, costellata di ginepri e di blocchi rocciosi fra cui spicca, in basso, il cupo monolite ofiolitico del Sasso di San Zenobi (che merita senz’altro una visita). Seguendo alcune varianti all’Alta Via pedonale, talvolta impraticabile in bici, si entra nella valle del torrente Sillaro, risalendone il versante opposto e pedalando su alcune piste sterrate (possibile fango) con l’ultimo tratto ripido tocchiamo la cima de Il Sasso (km 38.1). Comincia ora la discesa finale con il primo tratto ripido e sassoso (BC+) che porta alla bella chiesetta di Monte Fune e da qui in breve con percorso più facile al posto tappa delle Selve (km 44.5).

Meteo: in mattinata variabilità di sole e nubi, vento moderato a tratti forte sul crinale; soleggiato nel pomeriggio

Pernottamento: Le Selve: mezza pensione 40€ (bellissima e tranquilla location, ottima gestione familiare)

 

 

 

Tappa 8: Le Selve – Monte del Sol (20/05/2017)

Lunghezza: Km 57.2 – Dislivello salita: 1729 m – Dislivello discesa: 1856 m. – Quota massima 711 m.                                  Partenza ore 7.05 – Arrivo ore 14.15 – Ciclabilità 99% – Asfalto 37.7 km. – DT: MC- / DA: BC-

Tappa lunga ma molto scorrevole, con molta percorrenza su strade asfaltate con scarso traffico, solo pochi brevi tratti a spinta, e diversi km su comode carrabili sterrate o facili tratturi; permane il rischio fango delle tappe precedenti, anche se in minor misura, per la presenza di qualche tratto su argilla. E’ la tappa che tocca il punto più basso dell’intera Alta Via, pochi metri sopra il livello del mare !! Dal punto di vista naturalistico costeggiamo la vena dei Gessi Romagnoli, dove purtroppo alcuni sentieri sono preclusi al transito in mtb, e questo spiega l’alta percentuale di asfalto presente. Comunque il percorso rimane molto vario e interessante, radicalmente diverso dalle tappe precedenti, ricco di borghi e paesi dal fascino tardo-medievale, mentre sulle pendici montane importanti coltivazioni di castagno hanno nei secoli modificato l’aspetto di queste vallate, creando boschi molto suggestivi che nascondono maestosi e vetusti esemplari.

 

Si scende attraverso castagneti da frutto curati come giardini a Castel del Rio toccando i pochi ruderi del Castellaccio, la fortezza medievale che ha dato il nome al paese. Nella parte bassa del borgo si attraversa il fiume Santerno sul ponte degli Alidosi (km 4.9), poderoso manufatto quattrocentesco ad arcata unica, perfettamente conservato. Sul lato destro del fiume inizia la salita che porta nei pressi di monte Carnevale, cima poco marcata della dorsale che separa le valli del Santerno e del Senio, dove affrontiamo il primo breve tratto a spinta della giornata. Si prosegue con modesti saliscendi lungo la sterrata in direzione della pianura, sempre mantenendosi nei pressi della cresta fra boschetti e stratificazioni arenacee culminati nell’eccezionale punto panoramico di monte Battaglia (km 14.3 – che si sale da nord aggirandolo sullo  sterrato). La cima è sormontata dai resti di una torre medievale e da qui la Vena del Gesso si rivela in tutta la sua estensione. Ritornati sulla strada sterrata si scende poi fra rimboschimenti fino al Passo del Pruno (km 17.1), dove s’incrocia la strada asfaltata della Lavanda che si segue verso Fontanelice per un breve tratto, voltando poi a destra sulla larga dorsale che delimita la piccola ma suggestiva valle del Rio Sgarba. La discesa è facile e scorrevole fino ad arrivare alle porte di Tossignano che si sviluppa su una rupe gessosa attorno ai ruderi della Rocca e che merita certamente una visita (km 22.0). Tutta questa prima parte ricalca fedelmente l’Alta Via pedonale, mentre da questo punto i due tracciati si disgiungono per evitare alcuni divieti alle biciclette presenti nel parco della Vena dei Gessi. Da Tossignano pedalando sulla via Campiuno a sinistra si può ammirare la maestosa Vena del Gesso, sino a  raggiungere l’azienda di Monticello (km 26.5) dove potremo ammirare maestosi castagni. Al bivio si gira a sinistra su strada bianca, segnata sentiero Cai 709, sino a risalire sul crinale (rischio fango). Giunti presso una casa colonica si tiene la sinistra su sterrato sempre su crinale, poi il sentiero prosegue in ripida salita costringendoci a proseguire a piedi gli ultimi metri raggiungendo Cà Budrio (km 28.8) dove si scavalca le vena del Gesso. Da qui in breve uno stradello sterrato in discesa, sentiero 705, ci condurrà in prossimità della chiesa di Sasso Letroso, dove la vena del Gesso termina. Il percorso prosegue ora su asfalto in discesa sino all’abitato di Borgo Rivola con possibilità di ristoro al bar e fonte (km 32.7). Si tiene la direzione Riolo Terme per poi svoltare in via Orto Guadagnina, si guada il fiume su un ponte di tubi di cemento e si attraversa una zona dedita coltivazioni orticole percorrendo via Morgadina andando a raggiungere il punto più basso dell’intera traversata a quota 79 m slm nei pressi di un incrocio asfaltato (km 38.0). Qui si segue l’indicazione per M. Mauro, strada che s’innalza gradatamente e che offre vasti panorami. Al termine di un breve falsopiano svolteremo a sinistra su uno stradello sterrato (sentiero Cai 513 via Cà di Sasso) dove pedaleremo sulla ciclovia dei Gessi seguendo le frecce direzionali di questo tracciato, con un percorso ondulato e vario su facile stradello che presto diventa una carrabile sterrata, prima tra quinte di calanchi coltivati poi tra rupi di gesso. A Cà di Sasso arrivati al bivio con la strada asfaltata si prosegue in discesa fino bivio sulla sp 78, via Lame. Si prosegue a sinistra per circa un km poi occorre svoltare a destra (km 48.8) per via Castelnuovo, strada asfaltata ma in ripida salita. Al bivio di via Galibane svoltando a destra la salita sarà più lieve sino al bivio di via Rontana (km 52.3). Non essendoci disponibilità per la notte al centro tappa del Carnè (che sarebbe quello deputato per questa tappa), proseguo sulla strada di crinale, mentre tutt’attorno nel cielo si addensavano nubi e tuoni e senza digressioni dal percorso in breve raggiungo l’agriturismo Monte del Sol dove termina la mia giornata (km 57.2).

Meteo: giornata nuvolosa con deboli temporali da nord-est che non hanno interferito con lo svolgimento della tappa.

Pernottamento: Agriturismo Monte del Sol: mezza pensione 67€ (per fortuna appena aperto per la stagione, altrimenti si prospettava il bivacco in un fienile abbandonato, non essendoci altro facilmente raggiungibile in zona)

 

Tappa 9: Monte del Sol – Rifugio Casa Ponte (21/05/2017)

Lunghezza: Km 50.5 – Dislivello salita: 1972 m – Dislivello discesa: 1810 m. – Quota massima 940 m.                                  Partenza ore 8.00 – Arrivo ore 17.00 – Ciclabilità 95% – Asfalto 16.5 km. – DT: BC+ / DA: BC+

Tappa molto bella, varia e divertente, impegnativa per il considerevole dislivello e non banale anche dal punto di vista tecnico. Dopo l’ampia digressione verso nord che ci ha avvicinato alla pianura, l’Alta Via torna a dirigersi verso sud, sugli alti crinali sullo spartiacque appenninico abbandonando definitivamente le “basse quote” che ritroveremo solamente nell’ultima tappa. Torneremo a pedalare al fresco dei boschi, entrando nel parco delle Foreste Casentinesi e dal crinale lasceremo per un po’ la terra di Romagna per “girovagare” a lungo in Toscana, toccando posti carichi di misticismo e religiosità come l’Eremo di Gamogna e il borgo di Trebbana. Infine rientreremo ancora in territorio Romagnolo solo a fine tappa con l’impegnativa discesa al Rifugio Lago di Ponte.

 

Si comincia pedalando sul crinale asfaltato direzione sud-ovest percorrendo a lungo la dorsale orografica destra del torrente Sintria con un percorso vario che alterna stradelli sterrati facili, un bel single track (sentiero 505/Avp) con tratti un po’ esposti e un breve tratto non ciclabile (qualche BC +) e larghe carrabili ghiaiate. Poco dopo il bivio per il Rifugio Malanca trovo una breve variante sterrata rispetto alla traccia originale (bel sentiero BC) a cui segue altra breve variante sempre sterrata dopo la chiesetta in località Croce Daniele (km 13.1).  Giunti alla Chiesuola si riprende il sentiero 505 che prosegue innalzandosi progressivamente verso le sorgenti del torrente Sintria e verso il crinale spartiacque tra Romagna e Toscana. Il percorso ora corre prevalentemente su un tratturo a tratti ghiaiato e in terra (rischio fango) sino a giungere alla bella casa delle Sorbe (km 20,5), da dove si prosegue su stradella ghiaiata sino ad un crocicchio di molti sentieri in località Mondera (km 22,5). Qui seguiamo sempre il 505, ora su una bella dorsale ampia e panoramica con alcuni saliscendi iniziando poi la discesa nella vallata del fiume Lamone (Attenzione: passaggi OC+). Superata Ca del Vento, subito prima di un salto su roccia, lasciamo il sentiero che stiamo percorrendo prendendo a destra il sentiero 519, attenzione alla segnaletica e alla traccia gps perché il bivio è davvero poco visibile. Con un bel sentiero abbastanza ripido MC+ si scende a Marradi (km 27,8) il paese principale della valle, dove si possono trovare tutti i servizi. Dopo la sosta di rito comincia la risalita sulla sp 74 seguendo le indicazioni per San Benedetto nella valle del Rio del Salto, una comoda e gradevole salita asfaltata sino al Passo dell’Eremo (km 38,5), dove scendiamo per 500 m e prendiamo il sentiero 521 indicazioni Eremo di Gamogna. Con un breve passaggio a piedi si scollina poi si perde quota su bel sentiero BC- soprattutto nella prima parte, poi diventa più facile e termina negli ampi prati dove sorge il bellissimo Eremo di Gamogna (km 41,9), che merita senz’altro una sosta e una visita. Passato l’eremo si prende il sentiero 521a, una discesa con sassi smossi (BC-) nella valle dell’Acerreta che poi diventa strada sterrata e ci porta a Ponte della Valle. Le fatiche odierne non sono ancora finite, un’ennesima risalita ora sul sentiero 549, una larga carrabile pedalabile ma con strappi molto duri che porta a Trebbana (km 47) dove senz’altro occorre riposare un attimo, anche per godere della pace del bel borgo, che non è raggiunto da alcuna strada asfaltata ed è abitato da un solitario artista del legno. Si prosegue brevemente per facili prati sino all’incrocio col sentiero 549 a, dove si affronta una via crucis di nome e di fatto, sino alla cima di Monte del Cero. Se prima qualcuno era riuscito a non spingere la bici ora non ce n’è per nessuno, ma la bellezza del luogo che si va a scalare ripaga di ogni fatica. Raggiunta finalmente e faticosamente la dorsale, si riprende a pedalare, in un magnifico crinale ampio e panoramico, che domina folti boschi. Siamo ormai alla fine della tappa, più in basso di circa 150 m di quota, ecco la meta della giornata, che può essere raggiunta o con un bel single track impegnativo (BC+) o per chi è stanco anche con una comoda strada carrabile sterrata. Superato il lago, in pochi minuti si arriva al bel rifugio, ai margini del bosco (km 50,5).

Meteo: giornata soleggiata e calda, venti di brezza occidentali.

Pernottamento: Rifugio Casa Ponte: mezza pensione 35€ (bellissimo posto, ben  gestito dai giovani nuovi proprietari)

 

Tappa 10: Rifugio Casa Ponte – Castagno d’Andrea (22/05/2017)

Lunghezza: Km 41,1 – Dislivello salita: 1506 m – Dislivello discesa: 1469 m. – Quota massima 1044 m.                                  Partenza ore 8.00 – Arrivo ore 15,30 – Ciclabilità 98% – Asfalto 7,8 km. – DT: BC+ / DA: BC

Interessante tappa che entra ed esce più volte dal territorio del parco Nazionale delle Foreste Casentinesi attraversando le sue fitte distese boscose, molto articolata dovendosi districare tra le innumerevoli valli che vanno a formare la complessa orografia di questa parte di territorio romagnolo. Si percorre inizialmente un bellissimo e lungo percorso facile in quota, poi con bella pista forestale si raggiunge una delle emergenze più importanti del comprensorio, la famosa cascata dell’Acquacheta, decantata anche dal sommo Poeta. Molto bella, anche se faticosa la lunga risalita per uscire dalla valle, in ambiente solitario e selvaggio. Si torna a pedalare nuovamente in Toscana, sino a raggiungere il passo del Muraglione, poi ancora a lungo al di la dello spartiacque, che tra queste vallate risulta molto meno netto rispetto a quello delle tappe emiliane. Attenzione all’eventuale fango che si potrebbe trovare su alcuni tratti della discesa finale, poi con variante sul percorso originale si evita la fatica di spingere la bici sull’impervio sentiero 14b rendendo  la tappa un po’ mono faticosa e più scorrevole.

 

Dal rifugio si risale la facile sterrata sino al passo da dove si è scesi il giorno precedente, con salita dolce e scorrevole, all’ombra del fitto bosco, poi ancora quasi senza fatica si arriva a un impercettibile passo (km 4,7) dove si lascia la carrabile, seguendo le indicazioni Avp e Cai per San Benedetto, per una pista forestale che porta al Colle del Tramazzo. Si segue poi una bellissima strada forestale in quota molto panoramica e facile, diventa BC solo nella parte finale quando si deve affrontare un lungo scivolo su lastrone inclinato, tecnicamente non difficile, ma occorre prestare molta attenzione al ghiaino presente e non prendere mai troppa velocità (BC+). Si tocca l’asfalto (km 9,5) che siamo già nell’alto impluvio che va a formare l’Acquacheta dove procediamo per 4,5 km in comoda salita sulla provinciale n. 55, che lasceremo deviando a sinistra per una pista forestale chiusa da una sbarra senza alcun segnavia. Questo bellissimo percorso, a tratti ombreggiato, con qualche sali-scendi taglia lungamente in quota l’altro versante di un emissario del fosso dell’Acquacheta per terminare improvvisamente presso un cancello per il bestiame. Qui si prosegue su un tratturo malmesso in discesa, poi sentiero, sino a raggiungere le famose cascate dell’Acquacheta (km 21,1). Dopo la sosta di rito con un iniziale e breve percorso non ciclabile si risale la valle, facendo bene attenzione alla traccia del gps per orientarsi nel dedalo di sentieri e tracce presenti. Considerate che il luogo è molto frequentato, soprattutto da camminatori e vi sono tante tracce; cercate di seguire il sentiero 411 compiendo una serie di guadi, se il livello è basso si può pedalare nell’alveo del torrente, altrimenti il sentiero rimane leggermente a monte più a destra. Usciti dal letto del torrente si segue il sentiero 419, una lunga pedalabile e faticosa larga pista forestale che comincia a salire decisamente, con ripidi strappi e oltrepassiamo nuovamente quota 1000 m toccando il bivio per S. Maria dell’Eremo (km 25,8). Ora si prosegue finalmente in discesa su veloce carrabile ghiaiata poi a uno slargo si prende a sinistra il sentiero 00, ciclabile quasi totalmente, che porta al Passo del Muraglione (km 32,2-servizi). Dal passo, dopo l’eventuale sosta si prende il bel sentiero 6 per San Godenzo, un breve tratto BC poi più facile e scorrevole su pista, a rischio fango però, sino a che diventa una carrabile forestale. Al km 36,5 con una mia variante rispetto all’Alta Via evito la risalita non tutta ciclabile a Castagno d’Andrea per il sentiero 14B, restando sulla strada ghiaiata che costeggiando alcune case e un mulino conduce alla provinciale; da qui  con moderata e breve salita sono a Castagno d’Andrea e al posto tappa (km 41,1).

Meteo: giornata soleggiata e calda, assenza di vento.

Pernottamento: Posto tappa Gea: pernotto 12€ con uso cucina (economico ma basico, la mia seconda volta in loco avendovi pernottato molti anni addietro durante la traversata Gea in mtb)

 

 

 

Tappa 11: Castagno d’Andrea – Badia Prataglia (23/05/2017)

Lunghezza: Km 32,8 – Dislivello salita: 1242 m – Dislivello discesa: 1178 m. – Quota massima 1528 m.                                  Partenza ore 6,20 – Arrivo ore 12,35 – Ciclabilità 99% – Asfalto 9,4 km. – DT: BC- / DA: BC

Le obbligatorie scelte dovute alla logistica dei pernottamenti fanno si che questa tappa risulti abbastanza breve, ma alla fine ciò è stato piuttosto favorevole permettendomi un adeguato riposo, visto che la stanchezza di tutte le precedenti tappe stava cominciando a farsi sentire, anche in vista delle due tappe successiva che prevedevo abbastanza impegnative. L’intera tappa si svolge all’Interno del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi Monte Falterona e Campigna, attraversandolo seguendo una diagonale nord-ovest, e si conclude a Badia Prataglia che è il centro più grande all’interno del Parco, dove è possibile trovare ogni tipo di servizio, al contrario di molte altre piccole località attraversate sino ad ora e merita la sosta. Pertanto la giornata odierna risulta una facile pedalata di sola mezza giornata che comunque percorre ben tre tappe pedonali dell’Alta Via, prevalentemente su strade carrabili ghiaiate e facili piste forestali, attraversando anche la Riserva integrale di Sassofratino, uno dei più bei luoghi del nostro Appennino, impreziosita dalla discesa moderatamente tecnica all’Eremo di Camaldoli, un luogo mistico che merita senz’altro il tempo di una visita.

 

Dal piccolo paese il nostro percorso si svolge tra alcune delle montagne più alte dell’Appennino tosco-romagnolo, attraversando distese di boschi che anticipano la ricchezza forestale delle prossime tappe. Si esce dalla parte alta del paese seguendo i segnavia Avp (variante della traccia originale) poi ci si immette strada principale percorrendo i numerosi tornanti sino alla Fonte del Borbotto. Purtroppo la fatica delle giornate precedenti oggi si fa sentire si dalle prime pedalate, le gambe sono stanche per il considerevole dislivello già accumulato, comunque bisogna andare avanti…. Dalla fonte (km 6,3) si continua a salire nella faggeta lungo la pista forestale che porta a Piancastelli, siamo sul versante nord del Monte Falterona, sull’altro versante nasce l’Arno. Si continua poi in direzione sud-sud ovest e attraversando ampie aperte praterie si tocca il Rifugio Città di Forlì (km 13,2), poi con breve discesa si raggiunge il passo della Calla (km 14,5). Dal passo con itinerario bello e classico si segue quindi il percorso che percorre la cresta sovrastante la Riserva di Sassofratino, custode delle più belle foreste del Parco. Si prende la comoda pista forestale (brevi tratti a piedi) che corre nei pressi del crinale fra le riserve integrali di Sassofratino e della Pietra, in uno scenario forestale incantato. Il bosco è una distesa compatta e continua, da cui si esce soltanto nell’isola erbosa, e molto panoramica, della cima di Poggio Scali (km 18,8), raggiungibile con una breve deviazione dall’itinerario principale che si consiglia vivamente. Dopo il Passo del Porcareccio si attraversano alcune radure acquitrinose prima di incontrare la più vasta apertura di Prato Bertone; qui si lascia la cresta per scendere su sentiero un po’ ripido e sassoso (BC-) poi  attraverso gli altissimi abeti che accompagnano il cammino fino al muro perimetrale del Sacro Eremo, da dieci secoli straordinaria isola di raccoglimento e preghiera nella selvaggia vastità della foresta (km 24,4). Dall’’Eremo di Camaldoli, dopo la visita direi quasi obbligatoria, per la strada asfalta si sale verso il Passo Fangacci, e in breve si raggiunge l’incantevole radura di Prato alla Penna (è possibile rimanere sulla pista di crinale raggiungendo direttamente Prato alla Penna evitando la discesa all’Eremo, qualora fosse necessario) e da lì il Passo dei Fangacci tagliando attraverso la faggeta (km 28,9). Passato il rifugio Fangacci si scende sulla pista forestale in direzione Badia Prataglia. Una volta giunti al ristorante Il Capanno per il sentiero che corre dietro il ristorante, inizia un divertente MC che scende a Badia Prataglia dove l’antica chiesa abbaziale merita sicuramente una visita, e dove termino questa seppur breve giornata, ma di grande valore storico e naturalistico  (km 32,8).

Meteo: giornata soleggiata e moderatamente calda, formazione di nubi termo convettive nel pomeriggio ma senza fenomeni associati.

Pernottamento: Pensione Giardino: mezza pensione 49€ (senza infamia e senza lode, abbondante la colazione)

 

Tappa 12: Badia Prataglia – Le Balze (24/05/2017)

Lunghezza: Km 57,4 – Dislivello salita: 1977 m – Dislivello discesa: 1801 m. – Quota massima 1377 m.                                  Partenza ore 7,50 – Arrivo ore 16,50 – Ciclabilità 97% – Asfalto 26,9 km. – DT: BC+ / DA: OC

Ecco ormai quasi sul finale un altro tappone, per fortuna sono in perfetta forma, non c’è più traccia dalla stanchezza del giorno precedente !!. Si attraversano le ultime propaggini dei boschi delle foreste Casentinesi in direzione dell’alto grande gruppo montuoso, che si estende senza soluzione di continuità verso est, il Monte Fumaiolo. Costeggiamo ancora l’alto crinale, dove campeggia il Monte Zuccherodante poi, sempre in territorio toscano, la nostra Alta Via scende dal crinale e corre lungamente su asfalto per raggiungere la Verna, col suo bellissimo Monastero, dove è anche possibile fare tappa. Sempre con un percorso molto vario e interessante, sia ciclisticamente sia dal punto di vista del territorio attraversato, nuovamente ricco di ampi panorami si raggiungono altri luoghi di grande spiritualità e misticismo, oltre che di grande rilevanza naturalistica come la Riserva dell’Alta valle del Tevere, mentre il mio cammino prosegue inesorabilmente verso il suo termine.

Lunga tappa che lascia il crinale per puntare inizialmente a sud in direzione del Monte Penna, che sovrasta Chiusi della Verna e ben visibile fin dall’inizio da Badia Prataglia. Dalle case del paese si segue la strada verso il Passo dei Mandrioli per pochi chilometri, dal valico (km 5,7) si segue a sinistra una mulattiera solo inizialmente sassosa che si dirige a oriente, con percorso ondulato e scorrevole fino a costeggiare il M. Zuccherodante sul versante toscano. Poco dopo s’incrocia il sentiero che scende dal Passo della Serra, valico attraversato da una mulattiera che per secoli fu un’importante via fra la Romagna e l’Italia centrale, questo ombroso tratto (MC) può essere molto bagnato dopo recenti piogge, ma non c’è argilla. Giunti a Serra di Sopra (km 11.7) termina la mulattiera e si prosegue per strada inizialmente bianca in direzione sud verso Biforco (km 15,3) e poi si entra nella valletta del Corsalone, di poco a valle di Rimbocchi. Ora si prosegue per un lungo tratto su strada asfaltata in direzione di Chiusi. Arrivati alla Beccia (km 26,5) si gira a sinistra in direzione del Santuario della Verna, varcato un cancello, s’incrocia l’antico viottolo lastricato che sale molto ripido, quale principale accesso pedonale alla cittadella monastica: lungo questa via San Francesco salì al monte per la prima volta quasi otto secoli fa, accolto da uno stormo di uccelli in festa. Supero il santuario (km 27.5) costeggiando il muro di cinta, ma si ricorda che il complesso può essere attraversato, bici alla mano, per visitarne la chiesa e i bei cortili interni. Raggiunto l’ingresso opposto della struttura, si prosegue in direzione del crinale che si allontana verso est.

Per bella e facile pista forestale, uscendo dal territorio del Parco, si sale al Monte Calvano e da qui per gli ampi e panoramici prati sommitali si cala al passo della Pretella (km 32,6). Si prosegue ora per un lungo tratto su larga pista sterrata quasi in piano (segnavia Avp e Cai n.50) e poco dopo il passo delle Gualanciole, dove la pista comincia a scendere, si tiene la destra per imboccare il sentiero 093 (km 37,2). Qui lasciamo anche l’Alta Via pedonale che sale sul crinale poco ciclabile a favore di quest’ombrosa pista in terra che corre parallela al crinale sino al punto in cui le si avvicina maggiormente, alcuni km dopo, dove si riprende l’Alta Via con un breve tratto a spinta di pochi metri. Ora si prosegue sul single track di cresta, all’interno della Riserva dell’Alta valle del Tevere, con tratti brevi a spinta. Proprio su questo crinale, abbastanza lontano da tutto mi capita l’unico inconveniente tecnico di tutta la traversata. La rottura di una delle due parti della falsa maglia della catena, che restano però in sede solo leggermente divaricate. Questo per un attimo mi mette in crisi in quanto non riesco subito a identificare il motivo per cui la catena in trazione si bloccasse sul cambio, mentre girando all’indietro i pedali, tutto scorreva perfettamente. Ci metto un po’ a diagnosticare la cosa, con la paura che potesse essere la ruota libera ad aver ceduto. Quando finalmente mi accorgo della subdola rottura un sospiro di sollievo e montando una nuova falsa maglia riesco a ripartire immediatamente. Raggiunte finalmente le pendici di Poggio Bastione comincia la discesa, prima su sentiero (MC+) poi su asfalto che arriva a Montecoronaro (km 46,2) dove, una volta attraversato il paese sempre per asfalto si attacca la salita al Monte Fumaiolo. Si seguono poi le indicazioni per il Rifugio Biancaneve lasciando poco prima del valico l’asfalto e con ripida rampa cementata si raggiunge il rifugio (km 53,0- punto più alto della tappa). Qui è possibile fare una sosta, se aperto, ed eventualmente pernottare, essendo chiuso, mi accingo a proseguire verso il paese delle Balze. Per prati, seguendo l’Alta Via, una facile pista scende nel bosco, passando a monte delle sorgenti del Tevere, e dopo una breve risalita erbosa comincia la bella discesa su mulattiera (BC+, attenzione se bagnato) a lato del Fosso delle Balze. Una discesa molto bella, sull’antica mulattiera di accesso al Romitorio di S.Alberico (bellissimo luogo visitabile con una breve variante o seguendo la traccia originale della Alta Via che di qui transita), fiancheggiata da pilastrini votivi. Termino appena in tempo la tappa nel paese delle Balze di Verghereto, mentre neri nuvoloni cominciano ad addensarsi sul Fumaiolo e i primi tuoni fanno sentire la loro voce, alla fine di una giornata impegnativa ma di grande soddisfazione (km 57,4).

Meteo: giornata coperta con nubi basse e velata in mattinata, poi aperture con sole e caldo, nel tardo pomeriggio nubi convettive da calore e formazione di temporali.

Pernottamento: B&B da Maurizio: 25€ + cena 15€ (quasi tutto chiuso in paese, grande disponibilità del titolare, anch’esso biker- Ottima la pizzeria “da Michele” in fondo al borgo.)

 

Tappa 13: Le Balze – Lago di Andreuccio  (25/05/2017)

Lunghezza: Km 54,5 – Dislivello salita: 1560 m – Dislivello discesa: 2150 m. – Quota massima 1414 m.                                  Partenza ore 8,30 – Arrivo ore 17,10 – Ciclabilità 100% – Asfalto 19 km. – DT: BC+ / DA: BC

 

Penultima tappa, e ancora sarà una giornata impegnativa, con l’attraversamento del parco Simone e Simoncello e la salita al Carpegna. Fino all’ultimo l’ Alta Via non molla mai, ma è bello così. Ora cominciano a diradarsi le folte coperture boschive che ci hanno accompagnato nelle tappe precedenti, fornendoci ombra e fresca protezione. Il territorio comioncia a cambiare, le prime quinte di calanchi fanno la loro comparsa, sempre meno bosco, sempre più ampi spazi. Toccheremo il culmine sulla vetta del Carpegna, dove la giornata, partita in sordina, inaspettatamente, si apre decisamente regalandomi la vista di Rimini e di parecchi km di litorale, chiaramente distinguibile per l’azzurro del mare. Questa è una tappa con grandi orizzonti, nell’Alta valle del Marecchia, dove non mancano piccoli e incantevoli borghi dal sapore antico, ma anche ciclisticamente valida, varia e divertente, mai difficile e soprattutto l’unica di tutta la traversata completamente ciclabile che non ci fa mai scendere dalla bici né in salita né in discesa! L’unica nota negativa è che sul territorio è presente una preponderante componente argillosa e alcuni tratti sono assolutamente da evitare con terreno bagnato, pena il fatto di dover proseguire a piedi, in quanto diventano davvero impraticabili in bici.

Lasciate Le Balze per piste sterrate trattorabili si sale al poggio Tre Vescovi (km 3,9), e poi giù in discesa alla sterrata che sale da Fresciano (terreno argilloso: qui ho seguito una variante rispetto all’originale traccia che risulta un po’ meglio percorribile in caso di fango). Ora si può pedalare su ottima strada ghiaiata raggiungendo lo splendido gruppo di case di Montebotolino, che merita una breve sosta (km 9,8). Quindi la sterrata taglia in quota la dorsale della valle e ci porta a Roffelle (km 13,5) alternando asfalto e sterrati. Un km dopo le case si prende a sinistra su un’evidente pista che attraversa un’azienda agricola e con percorso molto bello e panoramico sull’alto Marecchia si taglia in quota tutta la dorsale della valle e si arriva all’asfalto a valle di Gattara (km 20,7- possibile risalita al borgo per una visita e una sosta alla locanda). Si scende velocemente su asfalto sino a Molino di Bascio sul fondovalle poi si risale sempre su asfalto sul versante opposto, sino alla Torre di Bascio, anch’essa meritevole di visita per il panorama e per la prima vista del sasso Simoncello, ancora molto lontano, ma che raggiungeremo strada facendo. Tornati alle case, termina anche l’asfalto superato l’agriturismo omonimo (km 26,3), ora si deve percorrere un corto tratto di pista molto argilloso e ripido (il temporale della nottata l’ha resa impraticabile in sella), per fortuna è breve e termina su una carrabile ben pedalabile in ghiaia. Qui devo sfangare le ruote che coperte di argilla caricano la ghiaia cominciando ad “allargarsi” oltre la luce della forcella e del passaruota posteriore !! Procedendo in seguito su asfalto si supera Miratoio (km 29,1) e da qui comincia la salita ai Sassi, passando per le case di Ca Barboni (km 33,4). Nel caso si trovasse terreno troppo bagnato o pioggia conviene poco prima di Miratoio seguire la strada asfaltata (wp ed indicazioni Cantoniera) evitando tutto l’attraversamento tra i due Sassi. Per mia fortuna nonostante la pioggia della notte il vento di oggi e l’esposizione al sole hanno asciugato abbastanza l’argilla e riesco a percorrere quasi tutto il sentiero in sella, bellissimo sulle creste di calanco, che passa proprio tra le due rupi. Trovo invece molto bagnato il tratto successivo nel sottobosco, ma per fortuna qui argilla non ce n’è più e si può procedere, anche se a fatica. L’uscita prima di Cantoniera è un vero acquitrino, con rivoli d’acqua lungo il sentiero ma che rimane sempre abbastanza pedalabile grazie anche agli innumerevoli pistini a lato della traccia principale che sono più percorribili. A Cantoniera (km 39,0-servizi) comincia la strada tutta su asfalto tranne un breve tratto che porta al Carpegna. Una bella salita costante ma dolce, dove il “Pirata” veniva ad allenarsi, spesso ombreggiata, chiamata dai locali strada del cippo, in quanto quasi al suo termine era stato posto un piccolo cippo a suo ricordo, ora rimosso. Mi mantengo su questa strada, evitando la traccia originale che prevede una perdita di 120 m di dislivello su sterrata e risalita su asfalto sull’altro versante: entrambe sono valide e portano allo stesso posto. Giunti al valico si oltrepassa il cancello (fonte km 44,6) e una breve salita sterrata porta all’ampia cima ovest del Carpegna al km 45,3 (cippo in sasso- quota 1414). Dalla vasta cima si gode una vista eccezionale, delle aree attraversate nelle giornate precedenti e più avanti anche della costa se le condizioni meteo e di visibilità lo permettono. La discesa è entusiasmante, prima una larga pista sui prati ondulati attraversa tutta l’immensa piatta cima, poi per dorsali prative la discesa diventa più decisa ma mai difficile con qualche sezione più pietrosa (tratti MC+). Talmente panoramica da togliere il fiato, nonostante oramai l’abbia fatta innumerevoli volte ogni volta mi lascia sempre emozionato. Poi diventa una pista su pietre di calcare bianco che invita alla discesa veloce, che sfiora il passo del Trabocchetto (impraticabile in bici ma panoramicissimo). Tenendosi sempre sulla pista, si segue il gps ai diversi incroci, poi con un bivio secco a sinistra si affronta un breve tratto BC+ ripido con sassi mossi (evitabile restando sempre sulla sterrata principale). Infine dopo una sola breve risalita di pochi metri su asfalto si conclude la lunga discesa (quasi 800 m di dislivello) al Lago di Andreuccio, dove si trova il posto tappa per la notte (km 54,5.)

Meteo: giornata coperta con nubi basse e nebbia alla partenza, poi ventilata sino a completa apertura pomeridiana

Pernottamento: Albero Ristorante Lago Verde: mezza pensione 63€ (ormai collaudato durante le traversate degli anni passati, mantiene ottimo servizio e qualità).

Tappa 14: Lago di Andreuccio –  Rimini (26/05/2017)

Lunghezza: Km 52,9 – Dislivello salita: 514 m – Dislivello discesa: 1012 m. – Quota massima 684 m.                                  Partenza ore 8,20 – Arrivo ore 13,15 – Ciclabilità 100% – Asfalto 14,5 km. – DT: MC (1xOC+) / DA: MC

 

Sono ormai alla fine di questa lunga e incredibile traversata, oggi l’ultima tappa, quella più facile anche se abbastanza lunga. La si può percorrere tranquillamente in mezza giornata e la pedalata non presenta difficoltà particolari, non ci sono più grandi montagne da scalare e serie di vallate da attraversare. La tappa è molto piacevole, e nella prima parte si mantiene sulla dorsale orografica destra del Marecchia, panoramica sui numerosi risalti rocciosi caratteristici di questo territorio. Passando per piccoli paesi e sfiorando la famosa rupe di San Leo, si percorrono essenzialmente carrabili sterrate e strade asfaltate a scarso traffico ma non mancano brevi single track a impreziosire il percorso. Poi nella seconda parte, una volta raggiunto il fondovalle è una lunga e rilassante pedalata in costante lievissima discesa tutta su pista ciclabile sterrata sul versante sinistro della valle seguendo sempre il corso del fiume sino alla sua foce in Adriatico e la fine di questo bellissimo percorso iniziato due settimane fa nell’Appennino emiliano, a monte della città di Parma .

 

Percorso molto vario e articolato che cerca di districarsi in un territorio oramai fortemente antropizzato, alla ricerca del percorso migliore per arrivare a Rimini, evitando il più asfalto possibile pur restando comunque ciclabile e interessante. Essenzialmente in discesa, questa è l’unica tappa dell’intera alta via che abbassa la media degli “oltre 1000 metri” di dislivello quotidiano. Anche se supera anch’essa i cinquanta chilometri, si percorre tranquillamente in una mattinata e può essere “accorpata” a quella precedente, a patto di pernottare a Gattara, guadagnando così una giornata sull’intera traversata.

Seguendo bene le traccia del navigatore su strade secondarie a tratti anche sterrate, si attraversano le frazioni di Cernitosa, Soanne, Antico e di Maiolo, dove si trova la “casa del pane” (km 9.2). Si cavalca un ampio crinale abbastanza panoramico sull’intera vallata, con vari risalti rocciosi in evidenza. Passato Poggio (km 12.0) termina l’asfalto e si procede brevemente su sterrata ormai in vista di S. Leo che si raggiunge in breve (km 15.6- possibile deviazione per visitare l’antico borgo arroccato sul suo alto poggio). Sotto la rupe si tengono le indicazioni per Rimini e poco dopo inizia il primo tratto di sentiero, in salita verso la rupe di Monte Gregorio. Attenzione che nella parte finale il single track, facile sino a quel momento, termina con un passaggio molto pepato (OC + – consiglio di scendere a piedi !!). Una veloce discesa sulla carrabile sterrata sino a Tausano, incantevole gruppo di case dove il sentiero (segnato Cai 95) attraversa il cortile di alcune case e pertanto si raccomanda il massimo rispetto nell’attraversare questa proprietà privata. Un altro simpatico, seppur breve, single track deposita nuovamente sulla strada asfaltata dove si continua sempre direzione nord. Seguendo ancora il sentiero 095 si prosegue alternando asfalto a cavedagne tra i campi (possibile breve tratto fangoso) e per stradelle a Pietracuta, dove si trova il fondovalle. Occorre guadare il Marecchia e in caso di livello alto del fiume si deve  arrivare sino al ponte stradale per Torriana circa 2 km di asfalto più a valle. Dall’altra riva inizia quindi la lunga pedalata, molto piacevole su una ciclabile, pressoché tutta sterrata, in costante lieve discesa, che si mantiene sempre sull’argine sinistro del fiume. Seguendo sempre la pista ciclabile, segnalata come percorso naturalistico della valle Marecchia si raggiunge comodamente la foce del fiume, tra le spiagge di Rivabella e Rimini. L’alta via è terminata; in pochi minuti, attraversando il porto canale, si può raggiungere la stazione Fs per il rientro (km 52.9 totali).

Meteo: giornata calda e soleggiata, ventilata e senza nubi

Spese: treno Rimini-Bo € 9,85 + 3,5 bici

 

 

 

Finale: spero che questo mio resoconto serva di stimolo a qualcuno ad intraprendere per intero questa magnifica traversata, che con le 14 le tappe da me individuate è risultata lunga 662 km con un dislivello positivo di 22402 metri, e che tutte le indicazioni qui presenti siano utili alla programmazione e realizzazione dell’impresa !!

Buon cammino a tutti

 

Michele (Ellyll)

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